venerdì 21 settembre 2012

"A gran giornate": l'analisi di Domenico Calcaterra

Il blog "Sul romanzo", http://www.sulromanzo.it/blog, ospita un'eccellente analisi di Domenico Calcaterra dedicata al mio "A gran giornate". Ne riporto una parte e vi invito a leggere il resto su http://www.sulromanzo.it/blog/a-gran-giornate-di-claudio-morandini (un blog che vale sempre la pena seguire).

... Non meno convincente riesce ora questo suo ultimo A gran giornate (La Linea, 2012) con il quale, in barba (come il Permunian de La Casadel Sollievo Mentale) ad ogni utilitarismo mimetico, tira fuori le stralunate avventure di personaggi comici e disperati in lotta con le impreviste deviazioni prese dai corsi delle loro esistenze (e "deviazioni" avrebbe anche tranquillamente potuto intitolarsi il romanzo), mettendo insieme quasi una sorta di repertorio di varietà manicomiale (...).
Ma non di solo questo si tratta, di marionette d'un teatrino "osceno" che agiscono sullo sfondo d'un mondo del tutto fuori sesto: c'è dell'altro. Il ciarliero nervoso candore lascia spazio infatti, nella seconda parte del libro, al racconto on the road che vede casualmente, con un intreccio di destini, tutti i personaggi viaggiare insieme a bordo di un furgone, entro una dimensione spazio-temporale indeterminata, di profonda smemoratezza, totale sbandamento; dove la realtà assume la parvenza medesima della pastosa sostanza dei sogni, e sogni e incubi, confondendosi, non sembrano mai essere stati così reali. Aggirandosi con «fatalistica disinvoltura» e «irresponsabile levità», immersi nell'apocalittico limbo d'un bloccato tramonto, procedono per inerzia sulla strada, sempre più smarrendo il senso del loro andare collettivo. Buona ogni distrazione, svicolare in volontarie stasi, come per esempio il raccontarsi a turno storie licenziose, per esorcizzare la vera peste di esistenze ormai ingolfate dalla Paura, raggrumate attorno a un gigantesco vuoto di senso. E questo affannoso gioco a procrastinare lo troviamo, in una sapida invenzione, vera e propria mise en abyme, ridotto a puro estenuante meccanismo, nella vicenda finale di Ollssen che riesce a sottrarsi ai suoi assassini, fintanto che seguita a suonare un pianoforte trovato dentro un carro abbandonato in una desolata radura. 
Domenico Calcaterra, da http://www.sulromanzo.it/blog/a-gran-giornate-di-claudio-morandini

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