mercoledì 3 ottobre 2012

"A gran giornate": l'opinione di Francesca Fiorletta su "Portbou"

Francesca Fiorletta si occupa del mio "A gran giornate" sul blog letterario Portbou, http://blogportbou.wordpress.com: e lo fa in modo brillante e, per me, assai lusighiero. Riporto la parte finale del suo intervento, consigliandovi di leggere il resto su
http://blogportbou.wordpress.com/2012/10/03/a-gran-giornate/#more-1010.

... La scrittura di Claudio Morandini, se devo dirla tutta, arriva a sfiorare l’insolenza: approfondimento critico intelligentissimo, finezza espositiva senza quasi paragoni, almeno nell’immediato parterre contemporaneo, placida armonia razionale nel riportare a galla i tumulti più beceri dell’angoscia privatissima, umana e esistenziale tutta, in senso finanche storico, politico, culturale.
Claudio Morandini è un autore assai degno di nota, che riesce a giocare con il tempo e con lo spazio, li slabbra, li dilata, vi penetra e ne fuoriesce con una maestria leggiadra e accattivante, che permea il lettore di una vivida vaghezza nostalgica e, al contempo, riesce a infondere nuova linfa, intimista e propulsiva, all’odierna quotidianità, pur sempre impigrita e massificata. 
Ironicamente, Morandini esalta l’uomo svilendolo, scompone le sue certezze per rifondarne le più autentiche esperienze, arrivando a spogliarne l’esistenza quanto più possibile, al solo scopo di ricucirvi addosso un abito più ragionativo, singolare, vivo.
Francesca Fiorletta 
http://blogportbou.wordpress.com/2012/10/03/a-gran-giornate/#more-1010
A proposito: Portbou, gestito da Marco Colonna, Francesca Fiorletta, Massimiliano Manganelli e Marco Adorno Rossi, è un blog letterario giovane, con un carattere preciso, con un progetto splendido. Si presenta così: "Portbou è un passaggio di frontiera. È il luogo alla fine di tutte le strade, il passaggio a livello abbassato davanti al quale si infrangono tutte le istanze del mutamento. Così, talvolta, e a ragione, ci è sembrato. Ma, in quanto luogo della di-sperazione, è un luogo che non consente dilazioni, che non si presta a temporeggiamenti. Ci piace pensarlo, quindi, oltre che come dolente metafora terminale, anche come grado zero della ripartenza, della possibilità, del fertile disincanto. La ripartenza di un discorso critico tendenzioso, la possibilità di tessere nuova scrittura, il disincanto di chi misura lo spazio tra sé e le cose alla luce residua del crepuscolo." Vale la pena seguirlo.

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