mercoledì 28 dicembre 2011

Da "Il Laberinto" di Clodoveo Moro, 2

Va bene, andiamo avanti con la trascrizione delle scene dalla goffa tragedia "Il Laberinto" di Clodoveo Moro fortunosamente sopravvissuta all'oblio tra le pagine del secondo volume del "Centone Aureo de la Poesia Tragica e Comica" compilato da Policarpo Settaglia e Marziano Pautasso Lugli (Mondovì, 1879). Di seguito, la seconda scena dall'atto primo.


Arianna
Salve o fratello, solitaria bestia.
Nuova molestia vengo a consegnarti,
s'è vero: che d'Atene n'è partita,
quivi giungendo per spia fedele,
e, detta, pria che avvegna, può recarti
del giovamento.

Minotauro
Dimmi, bianca Arianna,
parla di questa nuova
ch'al sol tuo dir non poco m'inquieta.

Arianna
Sai tu di quel nipote di Pacione,
d'Egeo figlio e d'Etra Posidonia,
vittor del turpe Schiro e di Procuste?

Minotauro
Conosco il seme di quel re sconfitto
che m'offre sette e sette premi all'anno.

Arianna
Seppi, da detta spia, ch'egli intende
di mescolarsi alla piagnente schiera
di vergini da tue brame pretesi.

Minotauro
E che? Fors'io non sono da squartarlo
possente a sufficienza? Fors'è un divo?
Se vuol lasciar la vita crudamente,
o se in sorteggio cadde tra i fanciulli,
in ogni caso un trattamento eguale
gli garantisco a quello dell'altre ostie.

Arianna
In ciò tu falli: molte già il rapsodo
imprese canta e già l'aedo intona.
Ei fusi ad ammaliar Schiron demonio,
et a gittarlo in bocca a la Tartuga
dopo ferale scontro; e in Maratona,
Teseo domò quel tauro che l'istesso
Androgeo non poté calcare al tello.

Minotauro
Tu dici il vero, Ariana, ma il ricordo
del frate mio straziato in vile mossa
rinfocola vendetta e in me le forze
centuplica. Ma adunque vegna,
ch'i' ben l'annego nel suo istesso siero.

Arianna
Ah, che Medea, la maga colchidigna
col tossico fallì ch'al giovinetto
avea recato! Ah, se le forze ancora
permesso non avesser al fanciullo
di sollevar il gran macigno posto
del gladio a guardia che il re Egeo volle!

Minotauro
A nulla val cotesto querelarsi:
se, come tu dicesti, una ventura
grande più di sue forze vol tentare,
che tenti, et io la noja scaccieronne,
d'una pugna più nobile ben lieto.

Arianna
Tacciam di questi, se tu vuoi, argomenti.
Altro motivo m'ha condotta quivi:
sai tu qual è, fratel.

Minotauro
Arianna, bada,
sailo: non voglio, tu sei a me sorella.

Arianna
Allor? Tal pudicizia non m'aggrada,
vediam se questo bruno coacervo
di nervi e sangue e oscure pulsazioni
saprà più del tuo cranio comandarne.

Minotauro
Via dal mio corpo, suora, e trai diretro
le mani tue: se di carnale amore
se' sitibonda tanto et imbibita
d'effrenate foje, in un lupanare
che tu le spenga fia mestieri, credo,
con genti strane e pur di lingua ignota,
sì che nota alle genti poi non te ne renda,
tu di re figlia, il lor vanto sconciato -
ma non con me: t'arretra.

Arianna
Un eremita
ligio all'illibatezza t'ha condotto
ad esser questo loco? Tu che nato
dal seme fosti viscido e urlante
d'un toro? Tu che in grembo a donna humana
venisti, traforata dal priapo
di bestia, e amata e amante, et anco umana?
Parmi ben strano, e fors'è un tuo capriccio:
sai tu che per giugner al coito ibrìdo
Dedalo stesso costruì una vacca
lignea, entro la qual la nostra madre
Pasifae giaceva, in guisa tale
da aver d'amor pertugio ad arte posto
là dove divarcavasi di vacca
il buco, ove il taurin vomere in grandi
mosse nell'imo arando, a grandi getti
rimescolò coll'ova l'empio seme?
Con tali esempi insigni e a noi vicini,
ci è licita ogni cosa.

Minotauro
Non sei saggia,
a dir così; e se sei perfida maga
colle parole, pur non m'hai sedotto.
Menzogne vai dicendo tu alla corte
quando ch'io smembro corpi suggerisci:
ma non mi tange il fatto. Ora tu vuoi
cose false mostrami et elogiarmi
per soddisfar tue brame, e non è bene.

Arianna
Perché così pudico, o vitellone?
Tu preferisci a me le calde carni
degli sdentati redi o gl'incarnati
de' tuoi prigioni? O forse ti delizia
di più il sudor del solitario sforzo,
nell'ombra fatto, e nella schiena curvo?

Minotauro
Sciocca, mala: s'ancor con le tediose
Frasi m'umìli, viva non usciranne!

Arianna
Per te peggio, caprone! A un altro, un fiero,
saprò donare quello
che tu mi neghi. Patetico mostro,
rimani a vezzeggiar, nel marcio resta!

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