sabato 31 dicembre 2011

Da "Il Laberinto" di Clodoveo Moro, 5

Dioniso
Un divo che reclama i vostri affetti
vi si presenta, e per primiera fiata
in spoglia d'immortal vi si rivela,
e non celato sotto basse forme:
Dioniso sono, della vita patre,
degl'istinti signore e de' piaceri,
dio della gioia, del male inimico.
Ritengo che sie tempo di strappare
quel vel che veritade asconde oscuro,
perciò son qui. Io che, ancora fanciullo,
sbranato venni da' Titani ingordi,
e dal mio salvo cor rinacqui novo,
comprendo vostre ambasce; ma i concetti
che vi dirò oblitereranno i guai.
(A Pasifae)
Il toro, mia regina, che impregnovvi
celava sotto il vello di selvaggio
figlio de' prati e furor delle mandre
uno spirto divino. Er’io quel toro:
io Dioniso, io Bacco, io Lisio,
dalle vostre grazie agitato, volli
approfittarmi dell'umana spezie
come noi dei usiamo, ritrasformato
in bestia insospettata; ma gl’eventi
subirono una falla: e ingravidata,
voi preferiste parturire il mostro,
di cui pur sono il patre.
(A Minotauro) Figliolino,
spesso te presi sotto protezione,
sin da quando impedii che l'adirato
Minosse t'accidesse come aborto
o segno di sventura e d'abbominio.

Minotauro
Perch'allor consentire che Teseo
mi combattesse, e su me riportasse
vittoria? E perché mai lasciar partire
con lui Arianna, e uccidere Minosse?

Dioniso
Abbi pazienza, et io dimostrerotti
che si tramuta il mal sovente in quello
ch'è suo contraro, e solo con l'attesa
se n'ha contezza. Errore
grave fu d'invocar solo quel divo
che già con preci e per la parentela
il tuo nemico avea dal lato dritto:
però ti lasciai fare, e le tue forze,
minori nel confronto al gran vigore
d'un eroe e del suo tutor, cadder presto.
Ma nel disegno mio tutto filava.
Quanto ad Arianna, l'incostante uomo
l'ha abbandonata a Nasso, già sfiancato
da' suoi capricci. Ora là dorme, e penso
di rivelarmi a lei come con voi,
et impalmarla, tant'è sua grazia:
sarà meco felice, et io fedele
a lei sarò, facendola regina
di crapule, d'eccessi, e mal di capi.
(A Pasifae)
Lo sposo tuo, Pasifae, tenuto
in stima per la sua giustizia pure
sovra l'Olimpo, ora guardia superna
è degl'Inferni, dove attribuisce
a questi, a quei, secondo loro colpe
o lor meriti il loco ad essi proprio.
(A Minotauro)
A te, mio seme, donerò qualcosa
che questi altri favori ben sorpassa:
verrai meco, sanato, et io per te
ricostruirò una sede rutilante,
presso Elicona, ove potrai godere
in esplicitazione piena e sana
dei tuoi istinti, tutti satisfatti.

Minotauro
Padre, non ho parole…

Dioniso
Lascia stare,
non faticarti invano: io comprendo
dagli occhi tuoi che la tua mente è grata.
Vorrai schiere d'amici che in abbracci
imman stritolerai, che in carezze
scorticherai giù fino all'osso et oltre?
Avrai tu questo. Nella tua dimora
verrò io stesso, e le Menadi spesso
al grido d'evoè compagneranno
le tue stragi d'amor. Vivrai nel lusso
immenso, e quando morte il tuo sospiro
invida sottrarrà, sarai chiamato
tra noi, divi d'Olimpo,
con noi in eterno, e divo sarai eletto.

Minotauro
Solo un pensier m'angustia, et è che l'uomo
che causa fu dei miei trascorsi guai
possa vivere gaio et impunito.

Dioniso
Teseo più turpe cercherà la gloria:
il padre getterà da un'erta rupe
al suo ritorno, per averne il trono,
come fece col brigante Schirone;
combatterà i Centauri, popol giusto,
scordando ch'un di loro, Chiron savio,
gli dié, fanciullo, onesta educazione;
sposo ad Antiope, la regina ratta,
genereranne Ippolito, che tante
disgrazie su di sé per fosche tresche
tollererà da Fedra sua matrigna.

Minotauro
La ripudiata figlia!

Dioniso
E non è tutto:
Ippolito da un toro sarà ucciso
da Posidon aizzato, e il padre ingiusto,
dal trono spodestato grazie a l'ira
di Meneceo, di Castore e Polluce,
invan riparerà, sconfitto e stracco,
a Sciro: Licomede l'invasato
lo scannerà d'un tratto, sì compiendo
quella vendetta che chiedesti tanto.

Minotauro
Or vedo com'è ingiusto disperare:
padre divino, tutto sembra un sogno.

Così, con un convenzionale deus ex machina, finisce la tragedia "Il Laberinto ovvero Il Cnosside Rigetto" di Clodoveo Moro, di cui in questi giorni ho dato qualche assaggio. Mi ero proposto di aggiungere una postilla in cui annotare le curiose analogie tra la goffa opera moriana e la più recente (e assai più degna) rielaborazione borgesiana, ma ho capito poi che il Moro non merita queste attenzioni. Vi basti perciò questo.

2 commenti:

cessione del quinto ha detto...

Bellissimo passaggio! Sara M.

Claudio Morandini ha detto...

Grazie, Sara!