venerdì 20 marzo 2009

La "berlera" e altro, 5

Non so rintracciare il percorso a ritroso, dal libro alla fonte: vado in biblioteca, dove sfoglio volumi che mi pare di ricordare di avere consultato anni fa, ma preso da una lieve amarezza rinuncio ad altri più antichi ormai finiti in magazzino. Nessuna traccia di “berlera”. Forse, mi dico, ho tentato di memorizzare un’altra parola che, una volta giunto a casa ho storpiato; forse l’ho scritta male su un foglietto e ho poi riletto male lo sgorbio. Scrivo al ritorno:
«Cara Claudia, una breve e non sistematica ricerca in biblioteca non ha dato risultati su "berlera".
Spero di non avere trovato una parola di qualche suggestione (che so, "barena"), e di averla ricordata male una volta giunto a casa; una frettolosa sbirciata su internet mi avrà messo di fronte a, putacaso, il ristorante "La Berlera"... ma no, io quelle parole le ho cercate tutte... e se non le avessi cercate proprio tutte?
Quanto a "vezzeggi", che avrò formato sul modello di motteggi, o di maneggi (alla Goldoni), e che forse è presente nel dialetto veneto, vedo che su internet è usato: ma la qualità linguistica piuttosto bassa dei testi in cui lo vedo impiegato non mi rassicura e anzi un tantino mi deprime».

«Ma quale depressione! Per carità, che non mi si deprima l'autore!» mi risponde Claudia, di cui immagino i sorrisi.
«Dunque: su 'berlera' continuo a cercare da domani alla Nazionale sui repertori dialettologici. Se non esce nulla, dal mio personalissimo punto di vista, ancora meglio. Il tuo sarà allora un hapax la cui genesi resterà avvolta nel mistero... e non verrà mai rivelata in sedi istituzionali e ufficiali (anche se il mio silenzio ha un prezzo).
Quanto a 'vezzeggio', la situazione è diversa, perché rientra nelle derivazioni possibili, anche se un po' eccentriche nella morfologia italiana. Il sistema insomma lo accetta, la norma non lo censura, l'uso... è il Signor Uso, come diceva Manzoni, che tutto può. Ancor più quando è l'uso di uno scrittore».

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