lunedì 2 marzo 2009

"Nora e le ombre": conversazione con Claudia Fabrizio

CLAUDIA "Nora e le Ombre" è un romanzo molto ben scritto (ma non potevo dubitarne), e percorso da lampi d'intuizione narrativa. Il personaggio della protagonista restituisce un'ideale di femminilità sconfitta, malata di autolesionismo quanto il suo alter ego Aurora, debole da rasentare la stupidità bovina, incapace di pretendere alcunché alla vita e da sé stessa. Una donna incapace di fare del male, ma anche del bene, aliena dalle grandi passioni, e quasi priva di senso della giustizia, paradossalmente. Nessuno si salva, nella storia di Nora: tra follia, visioni e dabbenaggine allo stato puro, uomini e donne sono tutti sulla stessa desolante barca fatta di piccolezze e meschinità. Persino la piccola Aurora, candidata alla santità, non si sottrae al cerchio malato delle apparizioni e si palesa alla donna che abita dopo di lei la sua casa. L'insegnante di religione non è retta, ma nemmeno pecca sino in fondo. Mario è un uomo tanto fallimentare da indurre quasi alla pena. Sono tutte creature a metà, quasi che il loro limbo fosse qui in terra.
Devo aggiungere che a mio avviso tra il primo e il secondo romanzo è nato qualcosa d'altro nella tua vena di scrittore. "Le larve" sono, da un certo punto di vista, una maturazione e un consolidamento del tuo senso artistico, pur rappresentandone un'oggettivazione tanto distante e diversa dalla tua prima prova narrativa. La lingua ne è un buon esempio: più netta e decisa, in certo modo, con più personalità, quella delle “Larve”; e poi l'unità, la coerenza delle designazioni, la pienezza del dominio dei contenuti del tuo secondo romanzo illuminano a ritroso - e rendono ammirevole - il percorso di novità e di originalità che hai saputo affrontare pur nell'arco di poco tempo.
In "Nora e Le Ombre" c'è già lo scrittore, ma manca forse, ancora, l'autore pienamente cosciente del suo talento. L'ho letto con grande interesse e con crescente passione, anche perché mi sembrava raccontato a voce da te, ora che ti conosco. Inutile dirti che attendo con ansia di conoscere i futuri sviluppi della tua scrittura, e il modo nuovo con cui saprai raccontare un po' di te e molto della condizione umana, come hai fatto sinora.

CLAUDIO Quello che scrivi mi fa molto piacere e mi trova d'accordo. In "Nora" ho raccontato fallimenti e miserie, calcando la mano su elementi farseschi, soprattutto nel delineare le figure maschili, e sul senso dell'incongruo, che è proprio di Nora. Dentro al romanzo sono affastellati contrasti (anche di linguaggio, anche di stile), confusioni, depistaggi e tempi morti: c'è la provincia, il senso della provincia, insomma, così come la vivo e la subisco io.
Dell'affinarsi della lingua con "Le larve" sono cosciente, e questo mi fa ripensare a "Nora" con un po’ di pudore: nel senso che oggi scriverei in modo diverso quel primo romanzo. Però è anche vero che nelle "Larve" la voce è quella di un narrante colto e snob, intrisa anche di cliché decadenti o superomistici, mentre "Nora" si concentra sui pensieri e sui gesti di una povera insegnante di religione di cultura non vastissima, sui suoi dubbi e insomma sulla sua incapacità di cogliere il senso delle cose, o di dar nome alle sue angosce.
Del prossimo romanzo, chissà che penserai. Come sarà la lingua di un romanzo italiano che finge di essere fatto degli appunti di un compositore statunitense brillante ma non particolarmente profondo nei quali si traducono conversazioni con un vecchio, amareggiato compositore sovietico? Mi sono sforzato di aderire a un registro medio, e ho tentato di coniugare precisione di analisi musicologica con leggibilità.

CLAUDIA Hai perfettamente ragione: la scrittura di "Nora" ripete l'atmosfera dell'accidia provinciale, senza slanci, senza vere passioni, senza rimedio. Che questa sia l'atmosfera di Aosta, mi stupisce, giacché dai racconti tuoi e di Marilisa la vostra città mi è apparsa invece come una piccolo centro operoso e non estraneo alla cultura. Ma tu sei uno scrittore, e quindi sai trasformare un piccolo dettaglio in un teorema esistenziale: e dunque sì, ogni provincia è come quella in cui vive Nora, così come ogni insegnante di religione di mezza età può essere scialba e inetta come lei.
Ciò che mi scrivi del tuo prossimo libro, e che accennavi anche in una delle due presentazioni, mi incuriosisce moltissimo. Quello che mi piace della tua scrittura è che non diventa cliché; la lettura del tuo primo romanzo mi ha confermato che sai variare: quindi c'è stile ma non maniera. La tua prossima prova sarà un'ulteriore variazione.
Claudia Fabrizio, dottoranda di ricerca in linguistica, è autrice del nitido, solidissimo "Idee linguistiche e pratica della lingua in Giovanni Gentile" (Fabrizio Serra Editore, 2008).

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