lunedì 8 novembre 2010

Da "Letteratitudine": Stendhal e Mozart


Che godimento leggere le lievi pagine che Stendhal dedicò a Mozart in varie occasioni, e che vedo raccolte in un’edizione Passigli del 1998! Stendhal, è noto, nutriva per la musica una passione smisurata, e frequentava quanto più poteva e ovunque il bel mondo musicale, prendendo posizione con forza, esaltandosi per questo e per quello, polemizzando con quegli altri; certo, la sua passione non si reggeva su solide conoscenze teoriche o tecniche, ma appunto sul gusto, sull’intuito, e su una acuta capacità di cogliere la grandezza del genio e la novità di linguaggio – e di riconoscere in altri campi, insomma, dei fratelli o dei complici suoi pari.
La patria della musica era per Stendhal l’Italia, almeno dal punto di vista della melodia, del canto, del bel canto anzi – era l’Italia della Scala, e di figure come Cimarosa prima e Rossini poi. Ma dell’Italia Stendhal sa cogliere anche i difetti, il provincialismo, l’incapacità di adeguarsi alle novità di linguaggio provenienti dal continente ed espresse da Mozart, la sordità nel cogliere la grandezza di quest’ultimo. Le pagine dedicate a Mozart ed estratte dalla “Vita di Rossini” del 1823 sono deliziosamente crudeli, quando descrivono il sottobosco di musicisti e personaggi da salotto che non si accorgono del giovane austriaco o ne deridono lo stile, le orchestre che non sanno suonarlo, ne storpiano la musica riducendola a una specie di sinfonia di Haydn eseguita da un branco di dilettanti, il formarsi di partiti pro e contro (in minoranza i primi, in decisa e roboante maggioranza i secondi). E certo il breve resoconto delle prove segrete e prolungate (sei mesi per i soli orchestrali!) dei principali pezzi d’assieme del “Don Giovanni” nel palazzo di un nobile appassionato di musica “ma un po’ scriteriato”, culminate infine nella prima seria esecuzione italiana, rivelatrice di ciò che era davvero (o avrebbe potuto essere) la musica di Mozart, meriterebbe da sola di essere raccontata di nuovo, e con dovizia di dettagli, magari in un romanzo storico (ma forse qualcuno ci ha già pensato, e io non lo so).
Di Mozart Stendhal amava le avventure imprevedibili dello stile (lo stesso senso dell’“avventura” sonora che coglieva nelle improvvisazioni vocali del bel canto, negli equilibrismi delle arie di Rossini). A illuminare questo aspetto, e in generale la sensibilità stendhaliana, pensa la breve introduzione di Enzo Siciliano, intitolata, et pour cause, “Du côté de chez Stendhal”.

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