domenica 24 aprile 2011

A proposito de "Il sangue del tiranno", 5b: echi


Il “sangue del tiranno” ricorre nell’opera di Vittorio Alfieri con una certa frequenza. Credo che proprio dai suoi versi l’espressione si sia poi sparsa nella letteratura patriottica ottocentesca. Va bene, il modello primo, lontano ma ancora risuonante, è in Lucano (ma dove? Ora non trovo più quei versi, scusate, lo farò più tardi). Ma Alfieri ha contribuito a fare del “sangue del tiranno” una locuzione ossessiva, nemmeno tanto metaforica. Ecco qualche esempio suo, e di altri minori e minimi (ma non è finita).

“Mira, lo impugno ad ambe mani, e giuro / Quel che sopra vi sta sangue rappreso / Terger col sangue del tiranno” (Vittorio Alfieri, “L’Etruria vendicata”)

“Andiamo, andiamo intrepidi ad affrontare la morte: non restaranno inulte tante morti e il sangue del Tiranno si verserà pur anco una volta” (Vittorio Alfieri, “Oreste”)

“Io, che nel sangue del tiranno il primo / Dovrei bagnarmi, ahi ria vergogna!” (Vittorio Alfieri, “Timoleone”)

“Oh se una voce uscisse / da questa spada che gustò la prima / il sangue del tiranno!” (G. B. Niccolini, “Filippo Strozzi”)

“Già vendicati / Nel sangue del Tiranno ho i miei fratelli: / tu nel mio sangue vendica il Tiranno” (Girolamo Pompei, “Ipermestra”)

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