venerdì 22 aprile 2011

A proposito de "Il sangue del tiranno", 4


Che cosa c’è alla base de “Il sangue del tiranno”? Da dove è nata l’idea iniziale, quella del vecchio tiranno (appunto) che torna e getta scompiglio nel mondo chiuso che dopo la sua partenza sperava di andare placidamente alla deriva? All’origine del mio romanzo breve c’è (lo ammetto) il ricordo di un film per me fondamentale, “Les diaboliques” di Henri-Georges Clouzot, del 1954. Là c’è un collegio, cadente e pretenzioso, qui un’università nelle medesime condizioni; là tre o quattro insegnanti ridotti a caricature, qui accademici vittime di alienazione professionale e di perdita di senso culturale; là un direttore dispotico, lascivo, ambiguo e imprevedibile, un’autorità insomma che non si può non desiderare di vedere eliminata, qui lo stesso tipo di autorità – ma invecchiata, piegata dalla malattia, e ancora più sfuggente – nella figura del rettore La Sansa.

Trovo nel film (l’ho rivisto in questi giorni, con i consueti brividi) quello sparire e riapparire dei personaggi, quel negarsi della trama a una spiegazione razionale; trovo l’ostilità dei sottoposti (là moglie e amante del direttore) mutarsi in ossessivo desiderio di morte – di omicidio, meglio. Quel film aspro e essenziale, tesissimo nel procedere con calma, nudo di musiche, pieno di angoli bui e di corridoi e di stanze, era lì, da qualche parte nella mia memoria, e aspettava solo di suggerirmi lembi di una storia sull’esercizio del potere – un’altra, dirà qualcuno.

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