mercoledì 13 aprile 2011

A proposito de "Il sangue del tiranno", 2: dedica

La dedica a Stéphanie Hochet è prima di tutto l’omaggio a una cara amica e a una scrittrice profonda e brillante, che mi ha onorato di una affettuosa dédicace sul suo ultimo romanzo, “La distribution des lumières” (Flammarion). Altri due clin d’oeil a Stéphanie sono nascosti nel testo: il mio protagonista si chiama Martino Villani (allusione al suo Pasquale Villano); e anche questi finisce esule in Francia (ma il suo esilio ha il sapore della parodia, della commedia amara più che del dramma del disancoramento). I riferimenti allo Ionesco de “Le Roi se meurt”, a Jarry, a Gide e anche a Milhaud sono altre piccole spie che rimandano a momenti di nostre conversazioni (esattamente come le sfuriate, le nostalgie e le letture del suo Pasquale Villano).
Questi ammiccamenti al mondo narrativo della Hochet hanno un senso particolare: la lettura del suo settimo romanzo mi ha indicato una possibile via “colta” al noir, e mi ha mostrato come colorare di un senso “politico” l’adeguamento (parziale, divagante, capriccioso anche, depistante) a un genere in voga.

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