venerdì 8 aprile 2011

Sintonie: Marcella Papeschi, Adriana Mascoli


Marcella Papeschi e Adriana Mascoli, le autrici di “Fanny Mendelssohn - Note a margine” (Manni, 2006), hanno accettato di rispondere ad alcune mie domande sul loro romanzo. Avevo già scritto tempo fa, su "Letteratitudine", di “Fanny Mendelssohn”, dell’attenta ricostruzione degli atteggiamenti e delle emozioni del primo Ottocento, del mondo fatto di gerarchie familiari, dell’intreccio tra passioni trattenute, ossequio alle convenzioni sociali e ribellioni interiori che le autrici hanno saputo ricreare.
Il romanzo gioca sin dal sottotitolo (“Note a margine”) con il tema attorno a cui stiamo girando da mesi nel forum di “Letteratitudine”, il rapporto anche linguistico tra musica e letteratura. Si potrebbe aggiungere che anche scrivere un romanzo “a quattro mani” è ammiccare alla letteratura musicale e alla pratica musicale. Le risposte di Adriana e Marcella sono un contributo significativo alla nostra discussione.

IO - Come siete arrivate a scegliere Fanny Mendelssohn?
ADRIANA - Fanny Mendelssohn è una figura storica che ci ha affascinato sia per la qualità della sua musica sia per la sua storia di donna inquieta. È stato quasi immediato il desiderio di fare un viaggio letterario insieme a lei, il percorso è stato così coinvolgente che la distanza tra i nostri mondi si è annullata.
In Fanny la ricerca ha determinato un profondo conflitto con il padre e il fratello che non consideravano possibile una sua carriera da musicista. Fanny non si riconosceva chiusa nel ruolo di madre dedita alla famiglia e sentiva il bisogno di uscire dai confini della propria casa, pur illuminata da tanta cultura e da tanta musica. La vita di Fanny Mendelssohn è una storia di autoaffermazione.
Uno snodo essenziale del suo percorso è stato il viaggio nella amatissima Italia. Tra il 1840 e il 1841 col marito e il figlio ha soggiornato a Venezia, a Roma e a Napoli: la cerchia di amicizie che la ha accolta come musicista ha creato lo sfondo per una nuova consapevolezza di sé e per la determinazione nel seguire i propri desideri. Fanny sapeva che era l’arte a dare sostanza alla sua vita: la collaborazione col marito pittore l’ha sostenuta anche nei momenti in cui la distanza dalle aspettative della famiglia sembrava insostenibile.

IO - Come avete lavorato insieme?
MARCELLA - Io e Adriana abbiamo dato vita a questo progetto a partire dalle nostre passioni comuni: la scrittura, la musica e le biografie di donne esemplari, ma anche per una nostra predisposizione alla comunicazione e al percorso cooperativo, non a caso tutte e due insegniamo e siamo appassionate del nostro lavoro. Scrivere in due è stato bello e importante: la condivisione delle fatiche e delle responsabilità è sempre stata accompagnata dalla ricerca della consonanza tra i nostri modi di sentire e di interloquire col personaggio.

IO - Come avete lavorato sui documenti d’epoca? Come avete integrato diari, lettere e altre testimonianze nel lavoro di ricostruzione romanzesca?
MARCELLA - Abbiamo proceduto a partire dalla musica. Adriana, come pianista, aveva nelle mani e nel cuore parte del repertorio di Fanny. La sua musica parlava di lei. Per un anno abbiamo ascoltato, letto e tradotto le fonti: in italiano non esistevano testi, se non alcuni articoli su riviste specializzate; abbiamo cercato e recuperato saggi stranieri, alcuni attraverso ricerche in librerie antiquarie. Non essendo traduttrici di professione ci siamo via via confrontate sulle pagine più complesse.
È stato un anno di intenso lavoro. Le parti più interessanti per il nostro progetto ci sono apparse il diario e le lettere spedite alla famiglia e al fratello. Abbiamo poi studiato i testi che ci riconducevano alle vicende della vita di Fanny: i diari di viaggio di Goethe, la storia della vita quotidiana dell’Ottocento europeo e tanti altri. Piano piano il profilo biografico di Fanny ha preso vita.

IO - Che tipo di scrittura avete scelto?
ADRIANA - È stato chiaro fin dall’inizio che non volevamo produrre un saggio e abbiamo seguito il nostro desiderio di scrivere un romanzo.
La scrittura è articolata su tre piani narrativi: il diario, una voce narrante esterna, le lettere scritte e ricevute da Fanny. L’alternanza di questi tre piani ci ha consentito di dare movimento allo svolgimento delle vicende e di lasciare emergere con discrezione il carattere della protagonista.
Obiettivo essenziale della nostra scelta narrativa è stato quello di veicolare ciò che abbiamo considerato l’elemento più prezioso nella storia di Fanny Mendelssohn: il divenire della forza di un desiderio.

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