martedì 12 aprile 2011

"Rapsodia su un solo tema": la recensione su "Liberi di scrivere"

Dalla lunga e acuta recensione di Giulietta Iannone apparsa sulla rivista online "Liberi di scrivere", http://liberidiscrivere.splinder.com, riporto la parte che affronta la figura di Dvoinikov.

"Le luci e le ombre di questo scontro impari (tra espressione artistica e potere, ndr)non disdegnano compromessi e ambiguità, per sopravvivere si accettano espedienti poco nobili a volte abbietti ma ritagliarsi scampoli di libertà diventa pressante e vitale anche sotto i regimi più repressivi e liberticidi.
Il compositore russo Rafail Dvoinikov, personaggio fittizio ma nello stesso tempo più che realistico nato come riflesso dal confluire delle vite di tanti grandi compositori del Novecento come Stravinsky e Shostakovich, vero e ingombrante protagonista di questo romanzo strutturato come un trattato di musicologia, figura quasi mitica e carismatica pur nel suo canto declinante di vecchio prossimo alla morte, incarna con la sua cupa risolutezza di prescelto, di sacerdote di un culto per adepti difficili da accontentare, di sopravvissuto, queste luci e queste ombre.
Nello stesso tempo diventa l’emblema dell’artista che si scontra contro il potere, in questo caso rappresentato dalle sanguinarie vesti dell’oppressione stalinista, e nella fattispecie duella con Vladimir Galavamov, l’antagonista, il capo della Commissione dei Musicisti di Stato, organo che avrebbe dovuto vigilare sul rispetto dell’ortodossia socialista e sul controllo degli artisti visti come possibili voci critiche e sovversive, il servo del regime, a sua volta compositore mediocre e invidioso del genio e del talento altrui, che non disdegna il ricatto anche il più infimo e spregevole, basti pensare a quando minaccia Dvoinikov di volergli togliere la patria potestà della figlia Vasilisa, o mezzi che rasentano il ridicolo e il grottesco come quando utilizza nani fatti passare per bambini come informatori, o quando durante gli interrogatori a cui sottopone i musicisti reprobi si fa sostituire da improbabili sosia seguendo le orme e l’esempio di Stalin.
Certo Dvoinikov non è l’eroe romantico che si erge titanicamente contro le imposizioni del regime, resistendo invitto e irriducibile utilizzando unicamente le armi invincibili della bellezza, del talento e della passione artistica. Dvoinikov visse anche sulla sua pelle la lunga stagione della sottomissione, accettò adeguamenti umilianti, si piegò ad opportunismi e rinunce ma questo non ne fece un meschino e mediocre creatore di opere caricate e propagandistiche, anche nelle ore più buie, anche quando si ritrasse in se stesso domandandosi impotente “A che serve scrivere musica?” anche allora la musica in modo anarchico e misterioso trovò il modo di conservare la sua voce più autentica e più pura."

http://liberidiscrivere.splinder.com/post/24323216/recensione-di-rapsodia-su-un-solo-tema-colloqui-con-rafail-dvoinikov-di-claudio-morandini

Nessun commento: