lunedì 17 novembre 2008

Wunderkammer, 4


Nel severo pamphlet Réflections sur la guillotine, Albert Camus riporta casi impressionanti di permanenza di talune tracce di vitalità nei volti e nei corpi dei condannati alla pena capitale decapitati di fresco. “Il sangue esce dai vasi al ritmo delle carotidi sezionate, poi si coagula. I muscoli si contraggono e la loro fibrillazione è stupefacente; l’intestino oscilla e il cuore ha dei movimenti irregolari, incompleti, affascinanti. La bocca in certi momenti si contrae in un’orribile smorfia. È vero che in quella testa scissa dal corpo gli occhi sono immobili con le pupille dilatate; per fortuna non guardano, e non hanno nessuna anomalia, nessuna opalescenza cadaverica, non hanno più movimenti; la loro trasparenza è viva, ma la loro fissità è mortale. Tutto ciò può durare parecchi minuti, anche ore nei soggetti sani, la morte non è immediata… Ogni elemento vitale sopravvive alla decapitazione. Non rimane al medico che questa impressione di un’orripilante esperienza, di una vivisezione omicida seguita da un funerale prematuro”; sono le parole di due dottori dell’Accademia di Medicina di Francia, Piedelièvre e Fournier.
Andiamo avanti. “Un aiuto carnefice, quindi poco sospetto di coltivare sentimenti romantici o morbosi, descrive come segue ciò che è stato costretto a vedere: Abbiamo gettato sotto la mannaia un forsennato in preda a un’autentica crisi di delirium tremens. La testa muore subito. Ma il corpo letteralmente salta nel paniere, tira le corde. Venti minuti dopo, al cimitero, ha ancora dei fremiti”.

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