
Nel severo pamphlet Réflections sur la guillotine, Albert Camus riporta casi impressionanti di permanenza di talune tracce di vitalità nei volti e nei corpi dei condannati alla pena capitale decapitati di fresco. “Il sangue esce dai vasi al ritmo delle carotidi sezionate, poi si coagula. I muscoli si contraggono e la loro fibrillazione è stupefacente; l’intestino oscilla e il cuore ha dei movimenti irregolari, incompleti, affascinanti. La bocca in certi momenti si contrae in un’orribile smorfia. È vero che in quella testa scissa dal corpo gli occhi sono immobili con le pupille dilatate; per fortuna non guardano, e non hanno nessuna anomalia, nessuna opalescenza cadaverica, non hanno più movimenti; la loro trasparenza è viva, ma la loro fissità è mortale. Tutto ciò può durare parecchi minuti, anche ore nei soggetti sani, la morte non è immediata… Ogni elemento vitale sopravvive alla decapitazione. Non rimane al medico che questa impressione di un’orripilante esperienza, di una vivisezione omicida seguita da un funerale prematuro”; sono le parole di due dottori dell’Accademia di Medicina di Francia, Piedelièvre e Fournier.
Andiamo avanti. “Un aiuto carnefice, quindi poco sospetto di coltivare sentimenti romantici o morbosi, descrive come segue ciò che è stato costretto a vedere: Abbiamo gettato sotto la mannaia un forsennato in preda a un’autentica crisi di delirium tremens. La testa muore subito. Ma il corpo letteralmente salta nel paniere, tira le corde. Venti minuti dopo, al cimitero, ha ancora dei fremiti”.
Andiamo avanti. “Un aiuto carnefice, quindi poco sospetto di coltivare sentimenti romantici o morbosi, descrive come segue ciò che è stato costretto a vedere: Abbiamo gettato sotto la mannaia un forsennato in preda a un’autentica crisi di delirium tremens. La testa muore subito. Ma il corpo letteralmente salta nel paniere, tira le corde. Venti minuti dopo, al cimitero, ha ancora dei fremiti”.
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