domenica 2 novembre 2008

"Nora e le ombre": le fonti, 5c

(Proseguo nella trascrizione degli appunti presi più di vent'anni fa dalle vecchie riproduzioni di Francis Bacon a cui ho fatto riferimento il 19 ottobre. Come ho già scritto, qualcosa di queste righe è finito nella scena al museo del capitolo VIII di "Nora").
Anche i “Tre studi per figure a letto” del 1972 hanno avuto qualche peso nelle descrizioni di certe presenze di “Nora e le ombre”. Il primo studio mostra una camera d’albergo (la solita lampadina gialla che cade a piombo sulla tragedia dell’uomo!); il letto al centro, coperto dal solo materasso a righe: e una figura umana sopra, nuda, dalle carni rosse e color caffè, inevitabilmente maschile, si contorce con una certa ansia di sedurre. Si noti quel piede che si afferra all’orlo del materasso, con una indefinibile voluttà un po’ allarmante. La testa dell’uomo è erosa, sul davanti, da qualche probabile invasione di formiche che l’han colto durante il sonno – ma a lui la cosa sembra non dispiacere.
Il secondo studio è più complesso. Sul letto grava un cumulo abbastanza disgustoso di carni in disfacimento. Ma a noi i corpi sembrano due, colti in un momento di tenerezza macabra tra una copula e l’altra. Il corpo più grasso, dotato d’un gran sedere, sembra stia protendendo la testa formicoide a divorare la schiena dell’altro – o dell’altra, va’ a sapere –, che tranquillamente a pancia in giù subisce i morsi.
Il terzo studio presenta un’ennesima figura maschile solitaria. Accucciata sulla branda, la diresti dedita a una seduta di autoerotismo. Ha le gambe ormai verdastre di un cadavere riesumato, e gli cola dal basso ventre tutto il colore vitale che prima gli riempiva ogni fibra del corpo gommoso: una grossa chiazza bruna si sta espandendo sul materasso, ingrossandosi degli umori spillati dal torace ancora costipato di nero. Della testa si vede un’orecchia tracciata alla perfezione, larga e marcata, e le labbra sottili sopra un mento aguzzo. La figura, come quelle dei due “Studi” precedenti, è inserita in cerchi frecciati, che forse serviranno al pittore – ma non ci si dovrebbe credere troppo – per definirne i movimenti muscolari al momento della stesura definitiva del soggetto.

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