domenica 16 novembre 2008

"Le larve": l'opinione di uno scrittore

Mi ha scritto giorni fa Pier Paolo Giannubilo, l'autore tra l'altro dei sorprendenti racconti di "Questo è il mio corpo" (Palomar, 2004) e soprattutto del romanzo "Corpi estranei" (Il Maestrale, 2008), sensibile e sconvolgente trasposizione di una storia vera:

"Non frequentavo letteratura nera da un bel pezzo, e leggere Le larve è stata una stuzzicantissima reimmersione nelle atmosfere con cui sono cresciuto e di cui, come sai, ho anche scritto parecchio.
Ha ragione Rossi: scrivi davvero bene. Soprattutto stupisce la tua felicità creativa nell'inventare personalità oscure, ctonie (l'incontro, sul finale, del protagonista e di Saverio nel cunicolo è emblematico), la densità e la pertinenza delle metafore ("codazzo luminescente di domestici infreddoliti" dietro al vecchio nelle notti degli ululati, cazzo!!! - mai pensato di fare poesia?) e la capacità di tenere alto il conflitto fra i personaggi.
Si nota subito che con la storia che racconti è impossibile annoiarsi, che il ritmo è serrato, e che dòmini con sicurezza la tecnica del flashback, una modalità insidiosissima, per chi non sa usarla a dovere.
Il tuo libro è barocco (nel senso migliore del termine, intendiamoci, come è barocca La cognizione del dolore di Gadda o Lolita di Nabokov), mentre da noi si è imposto uno standard di lingua asciutta quasi fino al rinsecchimento, che lascia poco spazio a espressioni alternative.
Tornando al plot, guarda che è davvero avvincente. Il capovolgimento del padre piagnone in satanista dà un certo brivido, come molte altre situazioni in cui emerge quella che ieri sera Gian Ruggero Manzoni (pronipote di Alessandro, con cui ho visto un Macbeth a teatro) chiama "la bestia", che lui ha rilevato anche nelle torbide vicende del mio Corpi estranei, l'aspetto ferino, buio della nostra umanità che ha appena qualche migliaio di anni o poco più, e non si è emancipata ancora dal suo retaggio animale.
Ma è tutto l'insieme, direi, tutta l'atmosfera a saper evocare quei odori e colori terragni che costituiscono l'aspetto più intrigante del tutto. E il modo in cui scruti i fenomeni naturali (le orge dei batraci sono scioccanti, bravo, bravissimo!) rivelano un talento di osservazione fuori dal comune".

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