martedì 3 aprile 2012

Interviste sul romanzo storico, 5: Rita Charbonnier

Trascrivo le belle risposte di Rita Charbonnier alle domande dei miei alunni di seconda liceo riguardo al romanzo storico.

1 - Qual è secondo te l’epoca più interessante per l’ambientazione di un romanzo storico?
Immagino che ognuno di noi, andando indietro nel tempo con la mente e la fantasia, possa trovare elementi di interesse nelle più disparate epoche storiche. Io poi, come autrice, non ho mai scelto preventivamente un’epoca nella quale ambientare i miei romanzi; sono sempre stati alcuni personaggi realmente esistiti, ai quali per diverse ragioni mi sono appassionata, a condurmi nelle loro epoche.
In linea teorica, comunque, credo che più si vada indietro nel tempo, più il lavoro del romanziere sia complesso; mi spaventerebbe molto l’idea di costruire un romanzo ambientato, ad esempio, nell’antica Grecia, poiché allora si viveva in modo pazzamente diverso dal nostro, si pensava e si sentiva in modo assai diverso; e non saprei proprio da che parte cominciare…

2 - Che cosa non dovrebbe essere un romanzo storico?
Un romanzo storico non dovrebbe mai dimenticare di essere un romanzo; quindi dovrebbe sì cercare la ricostruzione dell’epoca, dovrebbe riuscire a far respirare la storia, qui e ora, sulla pagina; ma dovrebbe anche, sempre e comunque, raccontare una trasformazione umana. Questo è il punto di equilibrio critico, e così interessante, per chi si muove nel genere: cercare una verità psicologica che non “tradisca” troppo quella storica, e viceversa.

3 - Perché scrivere ancora oggi romanzi storici?
Perché siamo figli del nostro passato, a livello individuale e collettivo.

4 - Attraverso quali fasi passa la scrittura di un romanzo storico?
Una volta sentii affermare che il lavoro dell’autore di romanzi storici è assimilabile a quello del restauratore: occorre restituire al pubblico un ritratto il più possibile vicino a quello che era, prima che il tempo lo rendesse parzialmente illeggibile. Io credo che quest’immagine valga piuttosto per il lavoro dello storico e ho riferimenti diversi. Parto dal presupposto che esiste una differenza fondamentale tra il dato documentato (nascite, morti, unioni tra regnanti, guerre…) e il significato del dato stesso: il primo è un punto fermo, il secondo è soggetto all’interpretazione.
Nello strutturare la trama mi occupo, inizialmente, dei soli punti fermi e li considero come i pilastri di un palazzo. Può essere necessario, per ragioni di costruzione narrativa, spostare leggermente uno di questi pilastri, o aggiungerne di nuovi: creare magari un personaggio che non è mai esistito, o concentrare in un arco temporale breve eventi che si sono dipanati per anni. Una volta fissati i pilastri, si parte con la creazione dell’edificio, e a questo punto si può, se lo si ritiene opportuno, utilizzare il materiale proveniente dalle diverse interpretazioni dei dati documentati.
In ogni caso la scelta di ogni particolare spetta al romanziere: è lui a decidere quali materiali usare per il suo palazzo, lo stile architettonico, i colori delle pareti interne ed esterne, eventuali stucchi e affreschi, i tendaggi e l’arredamento. Nel farlo dovrà però attenersi, oltre che al buonsenso, a una serie di norme, poiché la finzione è soggetta a leggi specifiche, le leggi del racconto, così come la realtà tangibile è soggetta alle leggi della fisica.

5 - Come ti documenti per la stesura di un romanzo storico?
Leggendo, ascoltando musica, guardando film, visitando luoghi… tutto quel che può stimolare la fantasia e la creatività è bene accetto. Siamo artisti, dopotutto. Anzi, prima di tutto.

Rita Charbonnier vive a Roma. Dopo una importante esperienza come attrice di teatro, si dedica al romanzo storico, di cui oggi è tra le autrici più affermate in Italia e all’estero. Il suo primo romanzo è “La sorella di Mozart” (Piemme, 1998), su Nannerl Mozart, più volte ristampato e tradotto in diverse lingue; i titoli successivi sono “La strana giornata di Alexandre Dumas” (sempre Piemme, 2009) e “Le due vite di Elsa” (2011).

2 commenti:

Rita Charbonnier ha detto...

Grazie, Claudio!

Claudio Morandini ha detto...

Ancora grazie a te, Rita, anche da parte dei miei alunni!