lunedì 30 aprile 2012

Sintonie: "I piaceri della conversazione" di Giuseppe Giglio

Piacere e conversazione sono due termini centrali dell’idea di letteratura avanzata da Giuseppe Giglio nel suo “I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico” (Salvatore Sciascia Editore, 2010), in particolare nel primo e più denso saggio, “Montaigne, Sciascia e la conversazione”. Partiamo proprio da quest’ultimo termine. Giglio vede nella letteratura (in quella che gli è cara principalmente) un sistema conversativo di straordinaria coerenza (“un sistema solare”, come ha scritto Sciascia): l’opera letteraria conversa con la realtà, prima di tutto, nel darne una sintassi, ovvero nello scovare relazioni tra le cose, funzioni alle cose; l’opera conversa poi fittamente con le altre opere che l’hanno preceduta, in un dialogo fecondo di rimandi che attraversa i secoli e alimenta la lingua, le idee, i temi, i personaggi; l’autore conversa proficuamente con il lettore, un lettore che si è cercato, che in un certo senso ha modellato proprio al momento della creazione letteraria – un lettore talvolta non ancora pronto, di là da venire, con cui l’autore cerca un contatto, un approccio, e che invita a un senso di solidale ricerca comune; c’è poi la conversazione come tecnica compositiva, attraverso cui i personaggi si cercano, si confrontano, e rivelano qualcosa di sé agli altri, e insieme con gli altri scoprono molto di sé. C’è, infine, l’allure stessa del testo di Giglio, che procede amabilmente per rimandi e digressioni come ogni buona chiacchierata dovrebbe fare, anche la più assorta, in sintonia con gli sguardi e le espressioni di chi ascolta e partecipa. Vi sono autori che hanno fatto di questa conversazione il centro della loro opera e il tratto dominante della loro funzione: sono autori come Montaigne, Stendhal, Sciascia, Savinio, Borges (ma anche i soggetti degli altri brevi saggi, Brancati, Alvaro…), che Giglio coglie in perenne dialogo gli uni con gli altri, in un fertile intreccio di interessi, di scoperte; la loro idea di letteratura è fondata sulla ricerca, sulla scoperta, sulla condivisione; non è schematica, categorica, impositiva; il loro procedere è un libero, appassionato divagare, la loro scrittura è anche ascolto; nelle loro pagine si sente la necessità di un interlocutore, l’eco di una polifonia. La conversazione secondo Giglio è anche e soprattutto ricerca assieme al lettore: non prescrizione dogmatica di una verità assoluta, ma esplorazione paziente (e sorridente) della realtà, alla ricerca di un possibile senso, che solo la letteratura può dare, quando nell’appropriarsi della vita la dota di una sintassi .

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