lunedì 12 luglio 2010

A proposito delle interviste ai Grandi

La formula dell'intervista letteraria è una delle più fertili e appassionanti: perché è un divagare solo apparente, e in realtà unisce e mescola aneddoto e riflessione, e soprattutto fa "reagire" l'intervistato. Così ha fatto Robert Craft con il vecchio Stravinsky. Così fa, ad esempio, Paolo Di Paolo nei suoi libri-intervista. Paolo è bravissimo a lasciar divincolare l'intervistato, a lasciargli la prerogativa della reticenza, e pian piano a ricondurlo là dove gli preme che si vada. "Piccolo grande Novecento" (Manni, 2005) mi ha commosso quasi, perché raccontava quel mondo di grandi uomini con lo stupore e l'avventatezza anche del giovane Debenedetti. Grandi uomini su cui uno come me si forma leggendoli, sentendoli parlare sulle pagine, e contentandosi di questo (incontrarli di persona dev'essere un'altra faccenda, e sapeste come invidio Di Paolo per questo!).
Lo stesso fertile divagare l’ho trovato nell’esile ma denso dialogo con La Capria pubblicato da quella raffinata casa editrice che è Liaison. A me è capitata la stessa cosa con i compositori colti del Novecento: ragazzino, li elessi a miei eroi dopo aver visto le puntate di "C'è musica e musica" di Luciano Berio.

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