domenica 18 luglio 2010

Le fonti di "Rapsodia su un solo tema", 9: Rorem, Corigliano



Dietro alla genesi del personaggio di Ethan Prescott stanno alcune figure recenti di compositori statunitensi dall’ispirazione libera e prolifica, naturalmente eclettica, divagante senza remore tra scuole e generi. Il primo è senza dubbio Ned Rorem. Da qualche parte ho letto del suo comporre come di una sorta di diario interiore: l’idea mi è sembrata calzare alla perfezione per il mio Prescott, che, pur giovane, tuttavia usa la musica come un flusso di coscienza (lo fa, se non altro, nei “Childish Howls” la composizione di cui fa sentire qualche assaggio in casa di Dvoinikov). In Rorem si sente costante un piacere del comporre – quasi un’operazione fisiologica, temperata da un alto senso artigianale – e un altrettanto forte desiderio di condivisione. È musica libera, brillante, dicevo: lontana dalla meccanicità sghemba e dal tonalismo piatto dei minimalisti, aliena anche dagli stridori dei più sperimentali. Non ha paura del linguaggio più avanzato, ma, come dire, se ne tiene discosta, per non strafare, per garbo congenito. Fluttua nella memoria a lungo, e lascia un piacevole senso di déjà-vu, perché vi si sente echeggiare altra musica, secoli di bella ed eccitante musica (capita soprattutto nell’elegante musica da camera, come il “Book of Hours”, o “End of Summer”, o nei cicli di songs) . Talvolta si vela di una mestizia beneducata, che non sai se prendere per ironica, e forse è solo l’espressione di un innato understatement.



John Corigliano pesca nello stesso mondo di reminiscenze musicali, colte o popolari. Rispetto a Rorem, suona più incline alla citazione esplicita, al travestimento, al gioco parodistico. La sua opera a cui ho pensato più spesso, nel corso della stesura di “Rapsodia” è “The Ghosts of Versailles”, del 1991, ascoltata a spizzichi una sera su Radio 3 e poi recuperata su CD: vi si mescolano Rossini, Mozart, Wagner, in un intrico citazionistico che fa pensare allo Stravinskij dei “Jeux de Cartes” (con minore spigolosità, con un senso del flou che forse viene da “Rendering” di Berio, altro citazionista non per snobismo ma per affetto). Corigliano è anche autore di colonne sonore opulente e colte: la sua musica per “Altered States” (1980) di Ken Russell (to’, che si ritrova) è un capolavoro di atmosfere che regge benissimo anche l’ascolto puro.
Dietro a Rorem, a Corigliano, allo stesso Prescott, c’è il vero pioniere americano, il progenitore di ogni sperimentatore libero e curioso, serenamente in anticipo sui tempi. Ma di Charles Ives parlerò un’altra volta.

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