sabato 17 luglio 2010

Letture: Giuseppe Mazzaglia

Leggo in questi giorni “Ricordo di Anna Paola Spadoni”, di Giuseppe Mazzaglia. Il volume, nell’edizione Rizzoli del 1969, costava all’epoca 1800 lire. Reca sulla prima pagina una dedica autografa, “A Sergio Pautasso, con viva simpatia”, del 26 maggio dello stesso anno. Giulio Cappa si è procurato, credo su Maremagnum, il libro, che poi mi ha prestato.
Curioso, vertiginoso romanzo, a modo suo grandioso, epico nell’enfatizzare le pulsioni e le ossessioni e le piccinerie provinciali. Narra iperbolicamente la passione (erotica, molto intrisa di uno spirito anni sessanta) di un insegnante per una sua alunna di bellezza altera (e già maggiorenne, va aggiunto), la Spadoni del titolo. Giorgio Caproni ne dà in quarta di copertina una lettura acuta, che pone l’accento sulla corporalità, sul grottesco, sulla tendenza a dilatare e enfiare mostruosamente ogni oggetto delle attenzioni sessuali, spasmodicamente il tempo. Letto oggi, il romanzo di Mazzaglia suscita ammirazione per una lingua naturalmente ricca, come poteva essere ancora allora l’italiano letterario, e non è più – e mette tristezza per l’oblio in cui ogni libro di un narratore di razza come Mazzaglia scivola dopo qualche anno dall’uscita. Niente di suo è più reperibile in catalogo, per ora nemmeno presso editori dediti al ripescaggio di rarità. Stringata la voce che gli dedica Wikipedia (qui scopro che l’ultimo pubblicato, “Principi generali”, è del 1993), in cui Mazzaglia è descritto come vicino a Brancati, ma linguisticamente più sperimentale e slegato da sicilianità e moralismi – ma è di più, è un sincero visionario barocco.
Ancora più tristezza (diciamo una tristezza che ha del metafisico) viene a leggere i titoli degli ultimi volumi pubblicati della collana “Narratori moderni” della Rizzoli. Riconosco un classico Bonaviri, “La divina foresta”. Un Crovi, “Il franco tiratore”. Ma “Le notti giganti” di Vanni Ronsisvalle? “Il finimondo” di Sanavìo (con l’accento)? Opere da cercare nelle bancarelle, nei magazzini delle biblioteche, o da contendere in aste telematiche a oscuri amateur. Mi colpiscono due intricati titoli di (Francesco) Burdin, “Scomparsa di Eros Sermoneta” e “Eclisse di un vice Direttore Generale”. E ancora, “Il fiume fedele” di (Enzo) Morpurgo. “L’aquila impagliata” di (Gennaro) Manna. “Storia di una notte” di (Mario) Picchi. E altri ancora, che fatico a trascrivere.
Quante storie perdute, mi dico. Quante altre di cui non saprò mai nulla, e che contengono segreti bellissimi. Quante ancora che forse potrò scovare, ma non farò in tempo a leggere. Intanto mi contento di questo bellissimo “Ricordo di Anna Paola Spadoni”, che leggo con lentezza per non lasciarlo troppo presto.

1 commento:

robertotulino ha detto...

Se fossi ricco, ti manderei il mio romanzo. Quello che nessuno pubblicherà mai.