mercoledì 7 luglio 2010

Da "Letteratitudine": intervista su letteratura e musica, 2

E in quali occasioni, viceversa, la musica ha “rappresentato” la letteratura?

Mi vengono subito in mente le collaborazioni tra Berio e Calvino (“La vera storia” e “Un re in ascolto”), Sanguineti (“Laborintus II”, “Passaggio”, “a-ronne”), Eco (“Epifanie”). Musica e parola si indagano a vicenda, si smontano e rimontano, in un gioco complesso di cooperazione e contaminazione alla pari.

Poi mi viene in mente la ricerca di un amico compositore, Alessio Elia, che da anni si dedica a dar forma musicale in un progetto ambizioso ai racconti dell’ungherese Géza Csáth. Tra parentesi, Alessio mi ha fatto conoscere i gioielli torbidi di quel grande autore, che in Italia è quasi introvabile.

Se poi posso buttar lì una annotazione relativa al mio romanzo, ecco che verso la fine di “Rapsodia” l’americano, Ethan Prescott, comincia a progettare un’opera (che contamini il linguaggio sofisticato della musica colta con gli stereotipi bassi della sit-com) su un (immaginario) libello settecentesco, il “Viaggio musicale nel secolo ventesimo”; in questo Joseph Mathias Mayer, un compositore tedesco antenato di Dvoinikov, immagina un viaggio nel tempo (alla Swift, alla Bergerac) nel mondo musicale del Novecento, di cui dà una immagine paradossale, caricaturale ma anche profetica.
(È curioso scoprire che tutti i musicisti del mio romanzo nutrono una propensione per la scrittura: Prescott è praticamente un grafomane, Dvoinikov progetta trattati e edizioni critiche sul suo antenato musicista, Mayer si dedica a operette fantastiche, Thalberg è a metà di un saggio sull’accordo di settima di dominante… Come a dire che quando si tratta di fare il punto su qualcosa, di comunicare qualcosa, è la parola a tornare utile, più che la musica…)
Ma la domanda di Massimo era un’altra, lo so: e io ho divagato senza ritegno allontanandomi dal punto. Dovrò tornarci su...

Concludo la risposta alla domanda di Massimo su come la musica abbia “rappresentato” la letteratura. Anche a me, come a G. Franca Graziani, viene innanzitutto in mente l’opera, che ha posto sulla scena il letterato, il poeta spesso, e lo ha fatto agire contro forze più grandi (la Storia, l’Amore, la Perdita dell’ispirazione, la Morte…).
Il primo titolo che voglio citare è “Death in Venice” di Britten (da Mann, ovviamente): lo scrittore, il disfacimento, le illusioni, l’agonia di un mondo… C’è tutto (e Ethan Prescott sarebbe d’accordo con me).
Poi, alla rinfusa: “Hyperion” di Maderna (da Hölderlin, il Poeta è rappresentato da un flauto), l’”Elegia per giovani amanti” di Henze, l’Allen Ginsberg che compare nel “Marilyn” di Ferrero, l’Hoffmann che fa da padrone di casa ne “Les contes d’Hoffmann” di Offenbach…
E l’”Andrea Chénier” di Giordano. Poesia, Storia, Libertà, Martirio…

Nessun commento: