venerdì 2 luglio 2010

Sintonie: Lino Di Vinci



La sera del 22 giugno, quando a Genova Marco Codebò ed io ci siamo confrontati sui nostri “Appuntamento” e “Rapsodia su un solo tema”, eravamo ospiti della nuova galleria di Lino Di Vinci (Lifeforms Art Studio), circondati dalle sue opere.



Lino Di Vinci, oltre ad essere uno squisito padrone di casa, è un artista visionario e scrupoloso, cioè uno scrupoloso rielaboratore di visioni. Le sue opere sono aperture su mondi brulicanti di organismi animali e vegetali, esplorazioni di spazi e di profondità vibranti. I colori suonano, le forme sembrano in ascolto. C’è, insomma, una forte componente sinestetica, non perseguita come artificio retorico ma vissuta, sin dai momenti iniziali della creazione, come necessario potenziamento espressivo.



Lino Di Vinci lascia che il gesto pittorico segua i suggerimenti della musica, e che vaghi nello spazio vuoto, ne tracci degli embrioni di forme o dei flussi. Il gesto ha un suo respiro, la traccia che lascia è già una presenza organica – sta vivendo una sua storia, ha cioè in sé un che di narrativo. Ancora una volta, come in certa musica o in certa letteratura, tutto si gioca nel rapporto oscillante tra caos e controllo – rapporto fertile, fertilissimo anzi, a patto che sia gestito con la pazienza artigianale che esercita Lino Di Vinci.

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