lunedì 12 luglio 2010

Le fonti di "Rapsodia su un solo tema", 7: Eisenstein



Vidi tutti i film di Eisenstein alla Mole Antonelliana di Torino, ossessivamente, agli inizi degli anni ottanta, in occasione di una mostra. Allora la Mole non era il pirotecnico Museo del Cinema di oggi, ma ospitava esposizioni monografiche al piano terra. Quasi ogni giorno, ossessivamente, nel tardo pomeriggio, mi recavo a vedere i due Ivan, Ottobre, Sciopero!, la Corazzata, il Nevskij. Pellicole di qualità non impeccabile, ronzio del proiettore come bordone, il sonoro oscillante tra stridori e silenzi – ma ho amato quei film monumentali e retorici, quei nasi affilati, quelle sopracciglia ombrose, quelle dentature imperfette, quelle pellicce e quei barboni. Uscivo di lì stranito, camminavo lento come un boiardo imbacuccato nell’inverno torinese, e non parlavo per ore, imitandomi ad esprimermi tramite il levare e l’abbassare di sopracciglia.
A volte condividevo quelle visioni estenuate con un amico o un’amica: e aspettavamo le scene clou, i gesti più enfatici, le esplosioni orchestrali più esaltanti, o i momenti di commozione indignata, dandoci di gomito qualche secondo prima che la pellicola li mostrasse. Sapere a memoria quei film li rendeva ancora più maestosi, ne espandeva le dimensioni, ne dilatava a dismisura i tempi.

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