giovedì 29 luglio 2010

"Rapsodia su un solo tema": la lettura di Marta Raviglia

Marta Raviglia, la straordinaria vocalist di "Vocione", di "Morfeo", del M. R. Quartet, del Trio con Balducci e Brunod, ha scritto queste righe dopo aver letto "Rapsodia su un solo tema". La sua è una lettura da dentro la musica, e per questo è particolarmente importante. Non solo: è la lettura di una musicista che pratica e ama il jazz, anche se non si ferma al jazz: e visto che nel mio romanzo la figura di Carl Thalberg sembra rappresentare certi difetti del jazz contemporaneo, ecco che il placet di Marta mi conforta.

"Dovevo portare a termine la missione. L’ho letto in poche ore, completamente assoggettata alla rovinosa dipendenza che quella scrittura mi provoca. Questo accade sempre con i romanzi di Claudio Morandini. Mentre scrivo non posso neppure ascoltare musica. Mi distrae. Strano. Questo è un romanzo sulla musica, è un romanzo che suona con quel versificare brillantemente colloquiale, asciutto ed elegantissimo e con quell’intrecciarsi di eventi intimo e truce al tempo stesso.
Ci sono moltissimi spunti di riflessione per il lettore, soprattutto se digiuno di musica: 'Rapsodia su un solo tema' fa venire voglia di saperne di più, di capire. Tutti i personaggi vengono trattati con discrezione, con rispetto del mistero del loro essere. Le loro personalità sono appena abbozzate e si potrebbe dire quasi che questa sia una caratteristica di Morandini: gli piace suggerire, piuttosto che svelare. Tutto ciò rende estremamente seducente il testo che fa l'effetto di una potentissima droga: ne vuoi sempre di più perché non puoi tollerare la privazione del piacere che ti procura.
Rispetto al trattamento del materiale musicale, nella 'Rapsodia' di Morandini non c’è proprio nulla di banale: tutti gli esempi, le opere e i compositori citati denotano una grande conoscenza e curiosità da parte dell’autore. E, dal punto di vista di una musicista del ventunesimo secolo, c’è una profonda condivisione e sintonia rispetto a tutto quello che Morandini scrive su certi musicisti di jazz e non trovo affatto offensivo il modo in cui affronta l'argomento: è tutto tristemente vero ma, in fondo, non possiamo farci nulla. Si tratta pur sempre di una scelta: molti preferiscono dedicarsi ad una musica che non li rappresenta fino in fondo e che vorrebbero confinare entro tutta una serie di stilemi. Se il fiume ha degli argini efficaci, si ha l'impressione di non poter mai cadere ed essere trasportati dalle sue acque: ogni tanto però, gettarcisi di spontanea volontà fa scoprire delle cose interessanti. Questo è vero in modi e proporzioni diversi per Ethan, Carl e Rafail, che plasmano la musica sulla loro indole, la loro storia e sugli eventi che li travolgono.
Grazie a Claudio Morandini per essere uno scrittore così intenso: tutto è necessario, nulla si potrebbe eliminare nell'economia del romanzo ed io, in fondo, gliene sono grata".

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