domenica 7 settembre 2008

"Le larve" - le fonti, 7b


C’è lo Csáth del “Diario”, via via più allucinato e disorganico per effetto di malattia e droghe, e lo Csáth dei racconti, misurato incisore di piccoli sogni pronti a mutarsi in incubi, piccoli drammi da camera mossi da pulsioni misteriose, romanticherie di ingannevole svenevolezza, storie d’amore amare; è il cantore dei misteri dell’infanzia e dell’adolescenza, della crudeltà incomprensibile, del “Silenzio nero”, come si intitola il primo, e uno dei più intensi e terribili racconti dell’antologia “Oppio e altre storie” (E/O), uno dei suoi primi anche, scritto da ragazzo.
È lo Csáth delle piccole storie borghesi e familiari, condensate in ambienti spesso soffocanti, sospese in un senso di minaccia, di dolore e di malattia che l’esperienza medica, lo studio della psicoanlisi, l’autoanalisi renderanno negli anni in modo sempre più implacabilmente netto.

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