domenica 28 settembre 2008

Nuovi linguaggi tra web e scuola: prove tecniche di contatto

(Ecco l'inizio di un articolo di prossima pubblicazione su "L'école valdôtaine"; il titolo è provvisorio)
La percezione di un problema
I nuovi media sembrano favorire e anzi imporre la diffusione di convenzioni linguistiche in perenne mutazione, dietro cui la scuola fatica a tenere il passo. Basta affacciarsi su internet, curiosare nei blog o nei forum, origliare tra i messaggi sulle pagine di myspace, di facebook o di altre community, per accorgersi di una lingua diversa rispetto a quella che ci sforziamo di insegnare a scuola (ma anche, per la verità, rispetto a quella che consigliano i buoni manuali di scrittura per il web). All’occhio critico dell’insegnante, l’uso reale di questi linguaggi iconici, sintetici, abbrevianti, sostituisce l’avventatezza alla riflessione, rivela insensibilità per la grammatica, ne afferma una nuova, più elementare ed ellittica, esclamativa. Ma se pure noi utilizziamo internet (apriamo un blog, ci lasciamo coinvolgere da un forum, inviamo una e-mail, comunichiamo per iscritto su skype), sentiamo subito che anche la nostra lingua cambia, si fa paratattica, sussultante, indulge in abbreviazioni e icone, non si dà pensiero dell’ortografia.
Questa lingua d’uso, veloce, immediata, vitale, certo, ma anche distratta, approssimativa, ci pare ancora più disorientante del linguaggio ufficiale dei nuovi media, denso di tecnicismi, gergalismi, anglicismi. In essa ravvisiamo la deriva, già notata nell’italiano degli sms o in quello televisivo, l’impoverimento lessicale, l’incoscienza sintattica; con l’aggravante che internet espande, moltiplica queste cattive abitudini, in un colossale gioco di copia-incolla, che in un certo senso le formalizza come caratteri della lingua di oggi.
Preso atto di questo, cioè della percezione di una grande differenza, a che punto è l’incontro tra le esigenze della scuola e l’impiego dei nuovi media?

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