venerdì 5 settembre 2008

"Le larve" - le fonti, 7


Ho tra le mani il “Diario” di Géza Csáth, ormai introvabile nella non vecchia edizione Theoria, che l’amico compositore Alessio Elia mi ha fatto avere. Alessio è un esegeta e un cultore di Csáth, e ne ha fatto la fonte ispiratrice per un ambizioso ciclo operistico su cui mi piacerebbe tornare e di cui si possono ascoltare brani nella sua pagina http://www.alessioelia.com/ o su http://www.alessioelia.com/ ; è anche colui che me ne ha fatto conoscere la densità, la profondità, e che mi ha fatto prender coscienza del fatto che Csáth è sempre stato, in un certo senso, tra i miei modelli, anche quando ne conoscevo appena il nome. Anche se può suonare come un vezzo non motivabile, parlerei proprio di influenza retroattiva, perché limitarmi a considerare la scoperta delle pagine di Csáth come la rivelazione di una profonda sintonia di tono, di atmosfere, di crudeltà sognante mi sembra riduttivo.
Il “Diario”, nella sua spietata, nuda follia, mi è sopportabile se lo leggo come un’opera di finzione narrativa, non come la sincera disamina che un folle di buona cultura fa delle proprie ossessioni: allora diverte, commuove e turba – in sostanza, appassiona. Ho bisogno di immaginare uno Csáth che finga di essere sincero, finga di mettersi a nudo, ma che in realtà inventi un altro se stesso, dominato da un dongiovannismo compulsivo, stratega di seduzioni contorte, mentitore, misogino nella sua dipendenza dal corpo femminile, e che ne segua le imprese come si farebbe con un personaggio – come altrove, nei numerosissimi racconti, egli ha fatto con personaggi di fantasia.

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