mercoledì 24 settembre 2008

"Nora e le ombre": le fonti - 2b


A coloro che l’hanno aiutata in vita, Teresa non trascura di mostrarsi dopo la sua morte, per confortare con la sua presenza chi l’ha confortata sul letto durante la malattia. La zia, signora Guérin, testimonia nel corso dell’ultimo anno di malattia che le è fatale, il 1900: “Soffro molto… ma la piccola Teresa mi ha vegliata con tanta tenerezza! Tutta la notte me la sono sentita vicino e, accarezzandomi a più riprese, essa mi ha infuso uno straordinario coraggio”.
Altri segni straordinari sono dati contemporaneamente o subito dopo la sua morte. Le sorelle spirituali di Teresa annotano a più riprese che il trapasso le lasciò sul volto un’aura di giovanile e sorridente freschezza, che parve ad alcune “l’estasi dell’ultimo istante”. Ella teneva così forte il suo crocifisso, che bisognò strapparglielo di mano per seppellirla; e la palma che le fu posta tra le dita si sarebbe conservata intatta per tredici anni, fino alla prima esumazione.
Seguì la guarigione di una conversa da anemia cerebrale, mentre costei si chinava a baciare i piedi della Santa. Altre sentirono “uno spiccato profumo di violette… dove pure non eravi fiore alcuno”. “Due suore scorsero”, quindi, “l’una un raggio nel cielo, l’altra una corona luminosa che si alzava dalla terra e scompariva nel firmamento”. Un fanciullo di dieci anni percepì, attorno alla bara tutta circondata da fiori artificiali, un inesplicabile “forte profumo di giglio”. Sino al 4 ottobre 1897, giorno dell’inumazione, il corpo morto della Santa si conservò fresco e le membra rimasero “flessibili”, anche se con il passare del tempo il volto prese “un’espressione grave”.
Quello stesso giorno, si vide “la bara della Santa circondata da una bella corona di sacerdoti”: ovvero da quelle “anime sacerdotali” per le quali Teresa aveva tanto pregato…
Il che, si potrebbe postillare, è il minimo che ci si aspetta dal trapasso di un santo.

2 commenti:

fb ha detto...

Questa immaginetta - invero inquietante - mi ha fatto venire in mente la toccante epigrafe funebre sulla tomba, che si trova sull'Appia Antica, di una bimba deceduta in epoca romana:

"Terra, sis illi laevis / fuit illa tibi".

E se impressionassi in loco l'epitaffio munendomi di dagherrotipo e ti rendessi l'imago?

(e se da dietro la lapide facesse capolino Aurora?)

Claudio Morandini ha detto...

Non ti resta che provare, Fb. (Di mio, ho da parte una serie di epigrafi ottocentesche trascritte molti molti anni fa al cimitero monumentale di Siena. Prima o poi toccherà anche a quelle).