domenica 5 ottobre 2008

Appunti per un racconto di vita scolastica - 2

X scorge i loro piedi agitarsi, sente il tamburellare delle loro dita sulla cattedra, vede le mani aggranchiarsi in improbabili torsioni barocche, sente il vibrare di quei movimenti incontrollabili trasmettersi dalla sedia al pavimento alla sua sedia a lui, ne percepisce l’eco nelle cavità del suo addome. Lo stress escogita quel diversivo per trovare uno sfogo: si concentra in un arto, in un’estremità d’arto, in una falangetta, la squassa senza che il resto del corpo se ne accorga, senza che l’alunno ne sia cosciente. Talvolta, quando l’attenzione di X si sposta su un altro interrogato, l’alunno da cui ha appena ottenuto una risposta purchessia, scaricato provvisoriamente di tensione, tornando a guardare attorno a sé, scopre con stupore quel suo pezzo d’arto che continua a scuotersi, e gli pare, forse, una creatura impazzita, dotata d’una vita propria: ne blocca allora il movimento, dopo un momento di esitazione, poi cerca subito negli arti dei compagni di sventura movimenti analoghi.
Allievi più previdenti corrono ai ripari presentandosi alla cattedra con palline di gommapiuma, che premeranno a ritmo sempre più sostenuto, o con coppie di sferette tintinnanti, che cercheranno di muovere a cerchio nei palmi, senza riuscirvi, esasperando gli altri e finendo per esasperarsi: X li vede concentrarsi nel gesto, dimentichi quasi dello scopo per cui hanno sottratto le sferette a madri o sorelle dalle letture orientaleggianti, e li senti balbettare risposte casuali, persi nella necessità di eseguire prima di tutto l’esercizio di destrezza paziente.

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