lunedì 20 ottobre 2008

Sintonie, 1: Stéphanie Hochet


Chi conosce il francese potrà leggere i romanzi arguti e intensi di Stéphanie Hochet, purtroppo non ancora tradotta in Italia nonostante il plauso critico in Francia. Il suo esordio, sorprendente, avviene nel 2001 con “Moutarde douce” (Laffont), che fa rivivere in modo credibile e brillante il romanzo epistolare, applicandone gli stilemi all’ambiente culturale e editoriale di oggi (o di uno ieri molto vicino): è una commedia di grazia settecentesca, in cui si agitano scrittori giovani e già celebri, amici, lettrici pervase da passioni intrattenibili. Sempre di scrittori tratta, ma con allegra asprezza, con crudeltà ironica, il più recente “Les Infernales” (Stock, 2005), che ammicca sin dal titolo a Clouzot.

Stéphanie eccelle nella pittura di caratteri complessi e sfuggenti, nel racconto della tensione che si scatena quando in dinamiche che paiono stabili si insinua una presenza perturbatrice. Ne “L’Apocalypse selon Embrun” (Stock, 2004) e in “Je ne connais pas ma force” (Fayard, 2007) queste presenze portatrici di caos sono una bambina sgraziata come uno gnomo e un adolescente che, scopertosi malato di cancro, decide di diventare il führer del proprio corpo. Attorno a loro, esplodono i precari equilibri sociali e familiari; sono figure che con una sorta di impassibile ferocia infieriscono sulle pietose certezze degli altri, sulle piacevoli convenzioni borghesi, logorandole attraverso un continuo lavorio fatto di frasi violente, sguardi cattivi, silenzi minacciosi, ostinazioni incomprensibili, menzogne gratuite, gesti incongrui. La loro “forza” è osservata dall’esterno, raccontata (con un distacco ironico che non esclude una commozione pudica) attraverso lo sfaldarsi progressivo dei legami attorno a loro, ma anche rivelata dall’interno, attraverso la complessa strategia dei loro pensieri. E qui scopriamo che anche quei personaggi crudeli e perturbanti - che le loro vittime finiscono per interpretare quasi come incarnazioni del male, come creature del caos - nascondono una loro contorta fragilità. Sono bambini, e adolescenti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravissimi tutti e due! Caro Claudio, se permetti, metto il tuo testo sul mio blog... ti va bene?
Un forte abbraccio
Silvina

Claudio Morandini ha detto...

Ne sono felice, Silvina, grazie!
In realtà, avrei avuto tante altre cose da scrivere, su Stéphanie e sui suoi romanzi, ma un blog costringe a essere brevi. Ci tornerò su più avanti, promesso.
cl