giovedì 2 ottobre 2008

Ombre, larve

Ombre, larve, compagne di morte
non vi chiedo, non voglio pietà.
Se vi tolgo l’amato consorte
v’abbandono una sposa fedel.
Non mi lagno di questa mia sorte,
questo cambio non chiamo crudel.
Ombre, larve, compagne di morte
non v’offenda sì giusta pietà.
Forza ignota che in petto mi sento,
m’avvalora, mi sprona al cimento;
di me stessa più grande mi fa.
Ombre, larve, compagne di morte
non vi chiedo, non voglio pietà.
Aria di Alceste (atto I, sc. 5), dall'Alceste di Ranieri de’ Calzabigi, musica di Christoph Willibald Gluck, 1767)

Sono versi convenzionali e frusti, gonfi di cascami librettistici, tutt'altro che belli, con il solo pregio di adattarsi docilmente a una messa in musica. Ma contengono insieme il riferimento alle ombre e alle larve: e scoprirli a caso durante una ricerca su altro me li ha resi cari.

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