giovedì 9 ottobre 2008

Appunti per un racconto di vita scolastica, 3

Ma sono le manifestazioni cutanee le più sorprendenti. E X non pensa ai pallori improvvisi, o agli improvvisi rossori, o a quel colore terreo che si accompagna spesso a un restringimento degli occhi e a un sigillarsi di labbra che paiono definitivi. Pensa piuttosto a quegli alunni – alunne, il più delle volte – che, all’apparenza tranquilli, non agitano dita o piedi, non accumulano bava disseccata ai lati della bocca, non lacrimano come alla notizia d’un lutto: d’un tratto però si coprono, sul collo, sulla gola, di macchiette rosse, che da principio si potrebbero scambiare per irritazioni di pori, o acne, ma ben presto di dilatano, lungo la superficie del collo, fino a toccarsi e a formare un tutt’uno, e sembra a questo punto che vadano alla deriva sulla pelle più chiara come zolle di un continente primordiale. L’interrogato non se ne accorge, resta impassibile – avvertirà forse un lieve brucìo, una sensazione di calore indistinto: sul suo collo – e sulle spalle, d’estate – un bradisismo incontenibile provoca geografie sempre nuove, che X fissa inebetito.

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