giovedì 23 ottobre 2008

"Le larve": l'opinione di un lettore

Ecco che cosa ha scritto Alessio Elia su IBS a proposito de "Le larve":
"Inconfondibile uso della lingua italiana. Ci sono altri scrittori in Italia che se ne servono in modo così pregevole, raffinato e ricercato ma allo stesso tempo senza alcun sentore di affettazione? Il ritmo cadenzato della parola di un linguaggio parlato colto, una lingua cesellata fin nel dettaglio che mai tradisce però il certo lavorìo che v'è sotto. Di un'immediatezza meditata che coglie il presente nel suo rendersi incarnazione di un ricordo passato o presagio o anticipazione di un evento futuro. Nella stesura della trama è soppresso il nesso domanda-risposta. Fatta eccezione per il caso delle mignatte e della dislocazione delle ossa del Figlio del Padre, in cui il lettore può solamente sospettare della colpevolezza di Saverio, il resto è tutto scoperto. Viene sapientamente evitata anche la costruzione di un caso da giallo: l'omicidio è preannunciato, non esiste interrogativo da solvere, né colpevoli da rintracciare, se non la caccia a colpevoli che colpevoli non sono. In questa abolizione di nessi tra aspettative, supposizioni e risoluzioni, vere o presunte che siano, il romanzo diviene una descrizione di una realtà immodificabile, ingiustificabile, indiagnosticabile. È una realtà oggettiva, ossia una realtà lanciata contro (nel senso etimologico del termine), in cui poco importa se è l'io-narrante nella veste di Saverio, o Saverio nella veste dell'io-narrante ad essere colpevole. In qualche modo sono analoghi l'uno dell'altro, e dunque perché no, la stessa persona. E davvero è di poco conto che questa coesione tra i due uomini sia avvenuta nella mente di una donna malata di mente. In virtù di essa Saverio è colpevole, mentre il vero colpevole è innocente, non potendo essere nuovamente se stesso, dal momento che non è data la possibilità di un triplo (e la figura del doppio è già incarnata da Saverio). A questa necessità oggettiva Saverio si arrende, e la cosa comica è che è proprio lui, che perde la sua identità di soggetto, a diventare veramente soggetto (subiectum, sottomesso). Ottimo".

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