sabato 25 ottobre 2008

"Nora e le ombre": le fonti, 5b

(Trascrivo gli appunti presi anni fa - vent'anni fa e più! - dalle vecchie riproduzioni di Francis Bacon a cui ho fatto riferimento giorni fa. Qualcosa di queste righe è finito nella scena al museo del capitolo VIII di "Nora").
Dal “Trittico” del marzo 1974:
Nel dipinto centrale si vedono un uomo ritorto, bagnato, sospeso nell’aria, rosa e grigio insieme, come carne di coniglio esposta nella vetrina di una polleria, e un’esile ombra teleplasmatica che cola a terra dalle sue viscere. Sull’uomo, o su quel che ne resta, scende una lampadina gialla.
Ai lati sono raffigurati un macellaio che pulisce una finestra, e un uomo in camicia che fotografa chi lo sta osservando – ma da come tiene in mano la macchinetta, lo si direbbe un dilettante.
Dal “Trittico” del maggio-giugno 1974:
Nel primo dipinto si vede un uomo su una spiaggia, intento a ripararsi le carni bluastre sotto un ombrello nero da un solo che non compare. L’uomo sembra avere tre natiche, un’unica gamba molto muscolosa, e una schiena informe da cui spunta a un certo punto la nuca di una testa, descritta da dietro con una certa pignoleria – l’orecchio, i capelli radi. Egli è inginocchiato, parrebbe, su una improvvisata sedia a sdraio, fatta di assi e di tubi verniciati di bianco, tutt’altro che comoda. Di lontano, lungo la spiaggia che costeggia un mare immobile, avanzano due figure allampanate a cavallo.
Il secondo quadro mostra un interno, dalle pareti oscillanti su cui sono appese due gigantografie: un signore con barba e baffi e l’aria severamente grifagna, molto fin de siècle, a sinistra, e a destra il suo presumibile nipote, dall’espressione idiota, lo sguardo cavo, il gran naso largo, le labbra gonfie, il cranio pelato. Su una piattaforma ovale al centro della stanza, stanno due figure. la più grossa è una specie di Torso del Bevedere in avanzata putrefazione, privo di braccia e con la testa piegata di ottanta gradi sul petto; le gambe, prive di estremità, sono legate al tronco da un compiaciuto paio di natiche. L’altra figura è sdraiata su un fianco, nuda ed erotica come interiora di manzo; le si indovina la posizione del cranio dalla vistosa montatura d’occhiali che esaltano i due occhi a mandorla.
Il terzo quadro è di nuovo un esterno male illuminato: la spiaggia deserta di prima. Il personaggio con l’ombrello pare aver trovato finalmente una posizione confortevole sulla sdraio costruita di scarti; nel frattempo gli sono spuntati una seconda gamba, ben rotuluta, i piedi, e un moncherino di braccio: dal fondoschiena, inoltre, gli partono lunghe manate di carne azzurrognola. Il volto, nero e verde, per effetto dell’ombrello, è ora di profilo, e rivela un talpone cinquantenne dal gran naso, forse addormentato.

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