martedì 14 ottobre 2008

"Nora e le ombre": le fonti, 4




E poi ci sono Johann Heinrich Fussli, i suoi due incubi fin troppo famosi e citati. Quei languori, improbabili sin nell'anatomia... Quel fare buuu un po' infantile... Quel senso di melodramma tutto contrasti di luci ed ombre... A colpirmi, sin da bambino, più che l'incubo accucciato sulla donna, con un'aria fastidiosamente convenzionale (soprattutto nel primo dipinto), era l'allucinazione del cavallo, che sbuca incongruo (incongruo!) dai panneggi, strabuzza gli occhi, pare voglia precipitarsi nella stanza a devastare, o sul letto a far di peggio, o vuol solo esprimere puro sentimento di orrore.
Si sostituisca alla dama dal sonno pesante una delle fanciulle imbronciate della Cameron; e al gravare del male raffigurato da Fussli nelle due creature oscure il gravare altrettanto soffocante dei visitatori raccontati dalla Eugenie von der Leyen: si insista per un duecento pagine sul paradosso di un bene che pare male, portando il tutto ad estreme conseguenze. Et voilà.

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