sabato 11 ottobre 2008

"Nora e le ombre": le fonti, 3b

Il 29 giugno, ricompare la creatura minacciosa. A Eugenie viene in mente che potrebbe trattarsi di “Fritz, il pastore assassinato”. E qui il Klimsch riporta la noterella stizzita del parroco Wiesel, secondo il quale Fritz “nella parrocchia era un peso morto; la sua descrizione non interesserebbe nessuno. (…) In chiesa si faceva vedere raramente. Aveva un unico figlio, maligno e bugiardo, che già a scuola portava lo scompiglio e dava molta preoccupazione agli insegnanti (…). Quando costui ebbe 17 anni e fu grande e forte, una sera, verso mezzanotte, uccise il padre ed in seguito fu condannato a morte”.
La principessa chiede conferma dell'identità, ma il fantasma dapprima non reagisce, poi si innervosisce. Ma il 1 luglio, l’identificazione con il defunto pastore Fritz si fa ancora più chiara: “La figura, il naso, gli occhi, sono tutto lui”, anche se il suo viso continua ad essere tanto nero da esser riconosciuto a fatica. Eugenie se lo ricorda, in vita, il pastore Fritz, come un “poveraccio” che faceva “compassione” e da ragazzino appariva sempre “così strano, e da uomo come un individuo piuttosto “rozzo”.
Per la prima volta, il 4 luglio, Fritz parla, e risponde “Sì!” alla domanda sulla sua identità. Seguiranno, nei giorni successivi, dialoghetti sempre piuttosto stringati tra la devota Eugenie e lo spettro. Il 9 luglio, ad esempio, Fritz sveglia la principessa con un colpetto sulla spalla, perché non arrivi in ritardo alla Messa. Il 12 luglio, pregheranno finalmente insieme.
"Che cosa devi dunque soffrire?" insiste la principessa.
"Brucio!" dice Fritz. E imprime con un dito un segno di bruciatura sulla mano di Eugenie.
Dal 21 luglio in poi appare in compagnia di un’altra ombra (tale Alfredo S.). dal 29 luglio diventa “sempre più chiaro”; il 10 agosto rivela di essere “nell’abbandono”: e non si presenterà più. Altre anime tormentate intanto si affollano nella stanza e sulle pagine di Eugenie, pronte a reclamare (oh, sempre con un garbo che le loro omologhe del mio romanzo si scorderanno) l’opera di intercessione della pia aristocratica.

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