martedì 24 novembre 2009

Le fonti di "Nora e le ombre": Giovanni Bosco, 6


“Apri un sepolcro” insiste Bosco “e vedi a che è ridotta quella giovane ricca, quell’ambiziosa, quella superba. Leggi attentamente queste righe, figliola mia, e ricordati che si applicano anche a te come a tutto il genere umano. Adesso il demonio, per indurti a peccare, vorrebbe distoglierti da questo pensiero e scusare la colpa, dicendoti che non c’è gran male in quel piacere, in quella disobbedienza, nel tralasciare la Messa nei giorni festivi; ma la morte ti scoprirà la gravezza di questi e di altri tuoi peccati, e te li metterà innanzi. E che farai tu allora, sul punto di incamminarti per la tua eternità? Guai a chi si trova in disgrazia di Dio in quel momento!”.
Non è da meno il seguito. Ma il mercoledì si medita su “Il Giudizio”. “Quando, o uomo, comparirai davanti al Creatore per essere giudicato, avrai sopra di te un Giudice sdegnato; da un canto i peccati che ti accusano; dall’altro i demoni pronti ad eseguire la condanna; dentro una coscienza che ti agita e ti tormenta; al di sotto un inferno spalancato che sta per ingoiarti. In tali strette dove andrai, dove fuggirai?” chiede Giovanni Bosco con Agostino. Il “divin Giudice”, dinanzi al quale sale l’anima appena sciolta dal corpo morto, rammenterà a questa le “promesse fatte nel santo Battesimo” e i “tanti doni” e le “tante grazie” da Lui ricevute. “Ma tu” dirà Dio “a dispetto di tanti doni… Oh quanto male hai corrisposto alla tua professione di cristiana! Già nell’età in cui appena cominciavi a conoscermi, cominciasti a offendermi con bugie, con mancanze di rispetto in chiesa, con disobbedienze a’ tuoi genitori, e con molte altre trasgressioni de’ tuoi doveri. Almeno col crescere degli anni tu avessi meglio regolate le tue azioni; ma no, coll’età purtroppo crebbe in te anche il disprezzo alla mia legge. Messe perdute, profanazioni de’ giorni festivi e del nome santo di Dio, vigilie non osservate, Confessioni mal fatte, Comunioni talvolta sacrileghe, scandali dati alle tue compagne: ecco quel che hai fatto invece di servirmi”.
All’anima peccatrice vengono mostrati i nefandi effetti della sua cattiva condotta: ragazzine traviate che vagano sulla terra o già consegnate ai demoni dell’inferno; infine, dopo uno struggente addio a compagne, amiche, cari parenti, Angeli e santi tutti del Paradiso, “i demoni, resi padroni di lei, trascinandola ed urtandola la faranno piombare nei loro abissi di pene, di miserie, di tormenti eterni”.
(Ma che razza di pedagogo è chi agita, come criterio principe, la paura? La paura, intendo, di un castigo irrimediabile, al di là del tempo, e di una sanzione che proprio per la sua drasticità non è commisurabile a nessuna infrazione? Quale effetto potevano avere queste minacce, questo agitarsi di demoni, questo Dio inalberato, sulla mente di ragazzine che poco altro avrebbero letto nella loro vita?).

Nessun commento: