lunedì 23 novembre 2009

Letteratura e corpo, 1

Ho risposto così ad alcune domande di Massimo Maugeri sul blog http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/11/20/quando-la-letteratura-prende-corpo/comment-page-4/#comment-82135 a proposito del rapporto tra letteratura e corpo. La discussione è nata da un intervento di Barbara Gozzi.

*Che rapporto c’è tra “corpo” e letteratura?*
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La stesura dell’opera letteraria può essere vissuta dall’autore come la formazione di una creatura vivente – ecco la prima cosa che mi viene in mente. La genesi di un romanzo (di un racconto, anche, ma il romanzo ha davvero la complessità di una vita, e le dimensioni, le lungaggini pure) fa pensare (mi fa pensare, sempre) allo sviluppo di una organismo, animale più che vegetale. Davvero sento le frasi combinarsi in sequenze, le sequenze in capitoli, i capitoli in un corpo. E le stesure, le revisioni, i rifacimenti, i pentimenti, i rimaneggiamenti, diventano come fasi di una vita, momenti di una crescita. Non c’è bisogno a questo punto che il corpo del romanzo sia perfetto (non esistono corpi perfetti in natura): è importante che, nutrito di parole, alimentato di pensieri, quel corpo si muova.

E si muove, eccome. Spesso si muove in direzioni che l’autore non ha previsto. Striscia verso soluzioni non programmate, o si intestardisce a non procedere. Credo che sia un bene, in questi casi, assecondarlo, le gabbie progettuali non gli fanno bene, ne limitano la visuale, ne azzerano la libido. Impediscono anche a noi, che lo abbiamo scritto e continuiamo a nutrirlo di parole, di provare lo stupore di chi assiste a qualcosa di inaspettato.

Detto questo: la letteratura racconta essenzialmente di corpi. Gesti compiuti da arti. Movimenti nello spazio di corpi. Sguardi, sfioramenti, approcci sensoriali alle cose, elaborazioni di organi sensoriali. Anche i pensieri sono prodotti di reazioni chimiche – chi si addentra nell’interiorità dei personaggi non dovrebbe dimenticarlo. Tutto è materia – cioè parole che rappresentano la materia.

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