domenica 29 novembre 2009

Le fonti di "Nora e le ombre": Giovanni Bosco, 9


Si venga ora a uno degli esempi portati da Giovanni Bosco alle sue giovani (giovanissime, anche) lettrici: ecco san Luigi Gonzaga (1568-1590), il quale “ancor fanciullo mortificava le innocenti sue carni con assidui digiuni. Giunse a restringere il suo cibo ad un’oncia al giorno. Si flagellava a sangue; metteva sotto le lenzuola pezzetti di legno per tormentarsi anche nel sonno; sotto le vesti nascondeva speroni da cavallo, perché non aveva cilici; cercava il suo maggior incomodo nello stare, nel sedere, nel camminare. Anzi il suo ardore di penitenza andò tant’oltre, che, essendo moribondo, chiese con lacrime al suo superiore di essere in quell’ora estrema flagellato senza compassione da capo a piedi. Il che non avendo ottenuto, supplicò di essere almeno gettato sulla nuda terra, e così morire da vero penitente”.
Altrove Bosco dice di lui: “Digiunava sovente a pane e acqua” per vincere le tentazioni, “si flagellava per modo, che le vesti, le pareti ed il pavimento erano tinti del suo sangue innocente”. Un episodio tra tanti: “Una volta, a Chieri, invitato al ballo, fuggì sbigottito, e si nascose in una stanza a pregare e a flagellarsi a sangue”. In sintesi, “ogni volta che veniva da altri disprezzato, oppure pativa dolor di testa o altro incomodo di sanità, n’era lietissimo e bramava patire di più per amor del Signore”.
L’imitazione del suo fervore e della sua vita, da non prendere certamente alla lettera, doveva in ogni caso riempire l’esistenza delle giovinette volenterose. Alle quali però forse non sfuggiva che, di tutte le tentazioni dei sensi, il santo tanto esaltato dal loro precettore non aveva saputo evitare la più perversa: il piacere dello staffile.
(La vita di san Luigi Gonzaga ha lasciato qualche traccia negli eccessi di sofferenza e di sacrificio a cui, in “Nora e le ombre”, si sottopone o si lascia sottoporre la piccola Aurora. Fanciulli entrambi, Luigi e Aurora; entrambi animati da una devozione allucinata, che potrebbe essere interpretata anche come grave disturbo psichiatrico, e da un certo esaltato orrore per la vita all’esterno – più Luigi che Aurora, a somme fatte. Cercano il dolore, lasciano zampillare il proprio sangue, cercano l’agonia come frutto d’amore).
Tutto ciò, comunque, cozza in modo irrimediabile con quello che gli esegeti di Giovanni Bosco dicono concordi: “Molto più di Gian Giacomo Rousseau e senza perdersi nelle sue utopie, il prete torinese praticò e fece praticare un’educazione attraverso l’attrattiva e la gioia, che trova le sue risorse nell’affetto e nelle confidenze, con un risultato straordinario che s’afferma sempre più” si legge nella trionfale “Enciclopedia Apologetica della Religione Cattolica” (Ed. Paoline, 1955). Ma noi, dopo aver letto varie pagine de “La figlia Cristiana provveduta”, non ne saremmo così sicuri.

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