domenica 22 novembre 2009

Le fonti di "Nora e le ombre": Giovanni Bosco, 5


Il martedì, “La morte”. Si inizia in tono didattico, ingannevolmente pacato. “La morte è una separazione dell’anima dal corpo, con un totale abbandono delle cose di questo mondo”. Considera pertanto, figliola, che l’anima tua avrà da separarsi dal corpo: ma non sai dove avverrà questa separazione”. I toni si fanno ben presto più ombrosi. “Non sai se la morte ti coglierà nel tuo letto, o sul lavoro, o per istrada, o altrove. La rottura di una vena, un catarro, un impeto di sangue, una febbre, una piaga, una caduta, un terremoto, un fulmine, basta a privarti della vita. Ciò può essere di qui a una anno, a un mese, a una settimana, a un’ora, e forse appena finita la lettura di questa considerazione. Quanti la sera si posero a dormire stando bene, e la mattina furon trovati morti! Quanti, colpiti da qualche accidente, morirono all’istante! E poi dove andarono? (…) Dimmi, figliola mia, se tu dovessi morire in questo momento, che ne sarebbe dell’anima tua? Guai a te se non ti tieni apparecchiata! (…)
“Quantunque sia incerto il luogo e incerta l’ora di tua morte, ne è però certa la venuta. Speriamo pure che l’ora estrema di tua vita non venga in maniera repentina o violenta, ma lentamente e con ordinaria malattia. Verrà ad ogni modo un giorno in cui, stesa in un letto, sarai vicina a passare all’eternità, assistita da un sacerdote che ti raccomanderà l’anima, col crocifisso da un canto, una candela accesa dall’altro, e attorno i parenti che piangono”.
È l’ora di qualche dettaglio macabramente digrignante. “Avrai la testa addolorata, gli occhi oscurati, la lingua arsa, le fauci chiuse, oppresso il petto, il sangue gelato, la carne consunta, il cuore trafitto. Spirata che avrai l’anima, il tuo corpo vestito di pochi cenci verrà gettato a marcire in una fossa. Quivi i sorci ed i vermi ti roderanno tutte le carni, e di te non rimarrà niente altro che quattr’ossa spolpate ed un po’ di polvere fetente”.
(Anche Nora si sarà trovata tra le mani, da fanciulla, l’ennesima ristampa della “La figlia Cristiana provveduta”? Gliel’avrà regalata qualche parente pia o distratta, o l’avrà trovata tra le carte di sua madre? E quale effetto avrà avuto sulla sua mente, leggere queste pagine che ricercano l’angoscia fingendo di fornire materia per meditazioni, che costruiscono architetture di paura infantile aggirando dubbi e ipotesi, che descrivono geografie dell’aldilà con la sicurezza di chi vi è stato davvero, e preferiscono la vivida praticità dell’ipotiposi all’astrazione del ragionamento? Le pagine belle, consolanti, positive, che pure non mancano, avranno compensato l’impressione e i brividi delle pagine che stiamo citando? E Nora avrà avuto, di suo, qualche difesa, qualche strumento culturale per non lasciarsi torturare la coscienza dalle visioni infernali e dall’orrore del peccato?).

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