lunedì 16 novembre 2009

Le fonti di "Nora e le ombre": Giovanni Bosco, 2


Per chi pensi che gli accenni al demonio sian frutto appunto di una scelta meramente retorica, di un “concreto” in luogo dell’”astratto”, è bene buttare l’occhio al paragrafo seguente, titolato “Rimedi a certe astuzie che usa il demonio per ingannare la gioventù”. E a chi obietti che si tratti di vezzi catechistici dell’Ottocento, tutto sommato innocui, conviene dare uno sguardo alle date delle ristampe. La copia che ho tra le mani reca una dedica (a mia madre, per la fine delle scuole elementari) risalente al 2 luglio 1945. Altro che Ottocento.
“Il primo laccio che il demonio suol tendervi per rovinare l’anima vostra, è il presentarvi alla mente come sarà mai possibile che per quaranta, cinquanta o sessant’anni che vi promette di via, possiate camminare per la difficile strada della virtù, sempre lontane dai piaceri.
“Quando il demonio vi suggerisce questo, voi rispondetegli: Chi mi assicura che io giunga fino a quell’età? La mia vita è nelle mani del Signore; può essere che questo giorno sia l’ultimo di mia vita. Quante della mia età erano ieri allegre, piene di brio e di salute, ed oggi sono condotte al sepolcro! (…) E non potrebbe accadere a me altrettanto? E quand’anche dovessimo faticare alcuni anni pel Signore, non ne saremo abbondantissimamente compensate da una eternità di gloria e di piaceri nel Paradiso? Del resto noi vediamo che quelle le quali vivono in grazia di Dio, sono sempre allegre, ed anche nelle afflizioni hanno il cuor contento. Al contrario quelle che si danno ai piaceri, vivono arrabbiate, inquiete, e più si sforzano per trovare la pace nei loro passatempi, più si sentono infelici: Non est pax impiis dice il Signore.
“Soggiungerà ancora qualcheduna: Noi siamo giovani: se ci mettiamo a pensare all’eternità, all’inferno, questo ci farà divenire malinconiche, anzi potrebbe anche farci girar la testa. io vi concedo che il pensiero di un’eternità infelice, il pensiero di un supplizio che non finirà mai più, sia un pensiero tetro e spaventoso. Ma ditemi: se ci fa girar la testa al solo pensarvi, che sarebbe l’andarvi? È meglio dunque pensarvi adesso per non cadervi in avvenire; giacché è certo che se vi pensiamo a dovere, ne saremo preservate”.

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