venerdì 8 agosto 2008

"Ostriche" - continuazione

UNA DONNA (nervosamente disinvolta o disinvoltamente nervosa) Allora, dicevo: il mollusco s'era mosso. Allora faccio per scherzo: psst, di là in cucina si sono dimenticati di ammazzarlo. Credevo che a quel punto lui si mettesse a ridere in quel suo modo così irresistibile… Invece il mio angelo fa: prego? E prende una forchettina, la ficca nell'ostrica, la tira su insieme con le… le valve, porta il tutto a fior di labbra, e se la succhia. Ho notato chiaramente il movimento della deglutizione. L'aveva ingoiato intero, il mollusco. Non che sia un bestione. Però ero impressionata. Avevo scoperto un'altra qualità di quell'uomo straordinario: papparsi molluschi senza masticare. Deve essere vivo, fa lui, d'improvviso, e mi fa pure sobbalzare. Vivo? faccio io. E se ti cammina per lo stomaco? Se ti striscia nelle parti molli infilandosi dove non dovrebbe? E lui ride di gusto. Meno male, l'ho fatto ridere. Rido anch'io, così magari crede che ho voluto fare apposta la spiritosa. Eh, eh, eh… Ora tocca a te, dice lui. A me? fingo di non aver capito, mi guardo attorno, fingo di credere che abbia parlato a qualcuno dietro di me, mi volto, mi volto ancora… Sì, lo so, era da idioti, ma cercavo di prendere tempo… Coraggio, sono deliziose, dice lui. Per un istante ho l'idea di confessargli di essere vegetariana, e di cavarmela con un'insalatina… Ma non vorrei deluderlo. Oh, no. Allora mi faccio coraggio, afferro la mia forchettina con una mano, l'ostrica con l'altra, e provo ad affondare la prima nella seconda. Non ci riesco! I denti della forchettina non penetrano nella polpa! È come fare il solletico al caucciù. Prova a rovesciartelo in bocca, dice lui, con un sorriso. Prego? Questa volta lo dico io. E lui mima: alza la testa, la rovescia all'indietro, e fa il gesto di buttare dentro alla bocca aperta una specie di polpettone. Però non è un polpettone, è un'ostrica, l'ho capito benissimo. Fa anche l'imitazione di uno che ingoia, deglutisce, poi apre la bocca e fa: ah! Un vero mimo, bravissimo. Tutto il ristorante ci sta guardando di nuovo, e a me viene voglia di applaudire. Allora, ce la metto tutta: non voglio deludere quell'angelo in terra, pieno di fossette come un attore americano. Alzo la testa, inarco il collo all'indietro, fino a che non ho davanti agli occhi il lampadario finto rustico che prima era sopra di me, poi spalanco le… le fauci… stavo per dire le valve… e cerco di rovesciarci dentro il contenuto dell'ostrica. Ci provo, almeno. Non viene giù niente. Solo qualche goccia di uno strano sughetto, che sa di… come dire? … di risacca… di tempesta di mare… È rimasta attaccata al guscio, sento dire da lui. Bella roba, e io che faccio? dico io, restando sempre a bocca aperta e a testa levata. Usa i denti, fa lui, stacca la bestia con i denti. I denti della forchetta? faccio io. Non, no, i denti tuoi personali, fa lui. Oh, no, faccio io. Oh, sì, fa lui. È un momento carico di tensione; in un istante rivedo tutta la mia vita. Non ci metto molto, comunque. Voglio dire, non ho ancora quarant'anni…

("Ostriche", dai "Primi monologhi", 1995, tutti i diritti riservati; inserito nello spettacolo "L'amore è bello vicino a te", cfr. http://www.cristianavoglino.it/spettacoli/spettacoli_at/l)

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