venerdì 1 agosto 2008

Dal canovaccio per il booktrailer di "Nora e le ombre"

«Ci sono ombre ovunque,e non solo nel romanzo… Nora è circondata da personaggi che si muovono come ombre, e con cui non riesce a comunicare… Lei stessa ha delle zone scure nelle sue giornate, dei lati irrisolti, contraddittori, delle paure, degli abbandoni, dei cedimenti… Poi ci sono le ombre che chiedono a Aurora di pregare per loro… che la costringono a pregare…Sono presenze non descrivibili, mutevoli, notturne, che diventano anche aspre, crudeli…»

… le rosicchiava il cuore il tarlo che tutte quelle preghiere imperturbabilmente uguali non fossero altro che una ipnotica, piacevole e stolida ninna nanna dell’anima, in attesa dell’oscurità.

«Ho giocato molto sui contrasti: tra passato e presente, tra quotidiano, e letterario, tra crudeltà e sentimento, alto e basso, corpo e spirito, comico e tragico…Ma l’approccio è vario: ho raccontato il passato come se fosse l’oggi e il presente come se fosse ieri… i fatti più tragici sono raccontati spesso con un tono ironico, se non comico… Diciamo che è un romanzo di contrasti, ma soprattutto di conflitti, di conflitti non risolti, di paradossi non decifrati…»

Gli assalti del nuovo visitatore colpiscono d’improvviso, alle spalle, mentre la contessina accoccolata sull’inginocchiatoio prega per i suoi cari. «Per me!» urla allora la forma, percotendo Aurora sulla nuca, «prega per me!»

«Basta guardarsi attorno… ovunque trovi spunti narrativi, momenti di sofferenza che darebbero dignità a un intero romanzo, attimi di comicità irresistibile, e soprattutto pagine e pagine potenziali di paradossi, di assurdo, grumi enigmatici di esistenze… basta guardarsi attorno, intercettare frammenti di conversazione per la strada… Oppure è sufficiente guardare dentro di noi, pescare nel serbatoio dei ricordi, dei rimorsi, dei rimpianti, delle speranze, delle paure… Basta prendere tutto questo, filtrarlo, mescolarlo, dare coerenza, sviluppo, trovare le parole giuste… evitando magari di far sentire troppo la propria presenza… tenendosi nell’ombra, insomma…»

«E a proposito: incrementereste il mi sollievo e accelerereste la mia salvazione se rigiraste più volte la lama nelle ferite. Non limitatevi a segare: lavorate dentro con la punta, fino a toccare l’osso».

«Molti trovano che io sia cinico, o meglio che lo sia il mio modo di raccontare. Credo che si riferiscano a quella specie di sarcasmo pacato, quasi dolce, con cui vedo le cose e le dico. Non credo di essere spietato o feroce. E certo non mi diverto a raccontare il declino e l’infelicità o le angosce, sarei un idiota se lo facessi. Però un po’ di distacco, sì, un po’ di disincanto lo ammetto. C’è anche, come dire, molta pietà. Per i personaggi, per quelli che se la meritano, intendo. La provo soprattutto nelle fasi della revisione, della riscrittura, quando la sconfitta e il declino di questi personaggi mi balzano agli occhi con forza, come credo capiti a un normale lettore…»

Il mondo era costellato da esercizi di calligrafia divina. Tutta la creazione era un fitta selva di segnali, alcuni di straordinaria fattura, altri – Dio, perdonami – malriusciti, alcuni incantevoli, altri orripilanti. E tutti, sospettava Nora, oscuri, indecifrabili, contraddittori, babelici, se non per l’innocenza fanciullesca di qualche raro santo.

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