giovedì 14 agosto 2008

"Le larve" - le fonti, 3

Non pensavo alla sequenza del sogno de “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman, quando ho scritto, ormai cinque anni fa, la scena del nonno defunto che, «in un rigurgito meccanico di vita», afferra dal catafalco il nipotino arrampicatosi su una sedia a sbirciarlo. Non mi è venuto in mente che quella potesse essere la fonte principale della scena finché, qualche tempo fa, non ho rivisto, a distanza di parecchi anni, il film.



Il senso è tutto in quell’afferrare; il resto non combacia, d’accordo, ma nel rivederla ho sentito che era davvero tutto lì. La prima volta che ho assistito alla scena avrò avuto una decina d’anni: al mare, in campeggio con i miei genitori, da un televisore portatile in bianco e nero, lasciato acceso sulla veranda da una famiglia di amici occasionali, una sera, vedo proprio quel sogno, e ne resto turbatissimo. (Erano anni in cui era possibile che un Bergman fosse trasmesso in prima serata, e anzi ne venisse proposto un intero ciclo, sul primo canale). Resto turbato, dicevo, e per notti rimugino su quella fantasticheria macabra che oggi, a dire la verità, mi appare un po’ troppo chiara, addirittura ovvia verso la fine.
In seguito me ne sono dimenticato, concedendo al ricordo di sedimentarsi, di confondersi con altri ricordi, letterari per lo più, non tutti elevati. Senza esserne cosciente, nello scrivere l'episodio mi sono sostituito al vecchio professor Isak Borg, o meglio ho sostituito l’io narrante bambino (non confondiamo: ma certo le pagine d’infanzia sono quelle che sento più vicine, quelle in cui ho ho attinto più apertamente alla mia infanzia), e ho lasciato dall’altra parte un vecchio cadavere, osservato con la fascinazione e la paura immaginifica che è propria dei bambini.

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