martedì 5 agosto 2008

A proposito di "Nora e le ombre" - un'intervista mancata, seconda parte

5. Riflessioni sui valori della donna e dell’uomo del XXI secolo.
Come ho appena detto, “Nora e le ombre” non è un romanzo a tesi: è la storia di una deriva (una), osservata con distacco, ironia ma anche un po’ di pietà. Non ho voluto usare il romanzo per suggerire una mia personale riflessione su un tema così vasto come quello che lei propone. Preferisco suscitare dubbi e lasciare a metà enigmi (in un’epoca troppo piena di certezze granitiche, qualcuno dovrà pur farlo, no?).
Però, se proprio devo stare al gioco, potrei rispondere – con qualche incertezza – che i valori di cui sento il bisogno non sono assoluti, ma relativi, e fanno riferimento a una sfera puramente umana. La solidarietà, certo, il rispetto, la discrezione, la curiosità (intellettuale prima di tutto), la “humanitas” dei latini. Cose così.
6. Sta scrivendo un altro libro?
Sto raccogliendo materiale per un romanzo picaresco popolato di personaggi inquieti in viaggio non so per dove. Per ora non saprei altro. Ma si tratta di un libro successivo agli altri due, ormai compiuti, che ho scritto dopo “Nora”, e che conto di veder pubblicati nei prossimi anni.
7. Quali sono i suoi scrittori preferiti?
Alla rinfusa, e con la consapevolezza che ne rimarranno fuori alcuni che mi spiacerà non aver citato: Pinter, Landolfi, Palazzeschi, Pavese, Tozzi, Swift, certe cose di Poe. Il mio stile di scrittura si è nutrito tra le pagine di questi scrittori. Ho scoperto da poco sintonie di temi e sguardo con Csàth e Sologub.
8. Quale genere di libri ama leggere?
Amo la narrativa che non sia intrappolata in un genere. Talvolta mi concedo la lettura di saggi su musica, letteratura, arte. Ma non sono un lettore sistematico: affronto la lettura di quattro, cinque libri alla volta, e mi ci perdo per settimane.
9. Quando e perché ha iniziato a scrivere per la prima volta?
Mi viene facile raccontare storie, sviluppare situazioni e scavare nell’animo di personaggi. Per anni l’ho fatto in radiocommedie prodotte dalla RAI della Valle d’Aosta, in condizioni quasi sempre di grande libertà espressiva. Lavoravo con un ristretto numero di attori e con vincoli di tempo e di budget che hanno affinato la mia capacità di sviluppare i caratteri attraverso i dialoghi e condizionano ancora adesso l’impostazione di molte scene di impianto quasi teatrale. Sono passato alla narrativa relativamente tardi, quando gli spazi destinati alla fiction all’interno della RAI si sono ridotti: solo allora ho deciso di trasferire nella forma vasta del romanzo la mia voglia di raccontare storie. “Nora” è il mio primo romanzo pubblicato, ma il quarto di quelli che ho scritto. Non escludo di poter recuperare anche i precedenti, su cui continuo a tornare con revisioni e aggiustamenti.
(...)
10. In quale momento della giornata preferisce scrivere?
La mattina presto è un buon momento: certi spunti venuti in mente di notte aspettano solo di essere messi per iscritto. Quella della mattina è una scrittura veloce, facile. Ma anche la sera, il pomeriggio… In quei momenti, la scrittura si fa più lenta, meditata. Le lunghe giornate d’estate si prestano tutte, per intero. Amo anche i viaggi in treno e le attese in aeroporto, per la scrittura. O per la riscrittura: per me è quasi più importante la rielaborazione di quanto ho già scritto. È un’operazione necessaria, puntigliosa, che non smetterei mai di fare e che non vivo con sofferenza.
(Si tratta della continuazione dell'intervista rilasciata a Rossella Saluzzo, risalente agli inizi del 2008 e mai pubblicata)

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