giovedì 7 agosto 2008

A proposito di "Nora e le ombre" - un'intervista mancata, terza parte

11. Da chi o cosa attinge quando elabora un personaggio?
Mi guardo attorno, con grande curiosità, memorizzo comportamenti, gesti, espressioni, tic, brandelli di conversazione. Prendo appunti. Sulla pagina, vedo crescere i personaggi pagina dopo pagina. Li lascio agire, sbagliare, contraddirsi, girare a vuoto, rimuginare… Le persone reali sono fatte di lati irrisolti, di contraddizioni, di zone d’ombra. Anche i miei personaggi, spero.
Poi ci sono i libri altrui. Quando sto dietro alla stesura di un romanzo non riesco mai a finire la lettura di un libro: ogni incipit mi suggerisce atmosfere, situazioni. A volte basta una singola parola, e devo chiudere il libro e aprire il mio quaderno.
Poi ci sono le mie idiosincrasie, le ossessioni, che mio malgrado finiscono sempre per entrare nel ritratto dei personaggi. In ognuno di loro c’è qualcosa di mio, in un certo senso. Non troppo, e niente di voluto. E sempre guardato dall’esterno, con distacco.
12. Quali sono le sue passioni?
Tengo a freno le passioni, quando posso.
13. Quali sono i suoi pregi e difetti?
Passo per una persona misurata, ordinata, razionale. Temo non sia così. Però posso garantire di non essere cinico, come alcuni lettori hanno supposto di fronte a certe pagine in cui sembra che mi accanisca allegramente sulle sventure di Nora. Ammetto di essere un tantino snob. Come vede, lascio a lei decidere se si tratti di pregi o di difetti.
14. Se vuole può parlarmi della sua adolescenza, famiglia, gusti musicali, programmi Tv preferiti e curiosità di altro genere.
Non ho mai incontrato qualcuno che rimpiangesse la sua adolescenza. Quanto a me, sono stato un adolescente normalmente introverso, inquietante il giusto. Ascoltavo solo musica classica, e obbligavo i miei a sentire solo il terzo canale radio, anche all’ora di pranzo e di cena. E garantisco che avevo in mente qualcun altro quando ho costruito il personaggio di Isacco.
Sorvolo sulla televisione, che mi interessa sempre meno. La musica, invece, ha un ruolo centrale nella mia vita. Ho rinunciato a “farla” (a parte le sedute di registrazione con i “Commandmentz”, il duo di funk sperimentale in cui suono le tastiere), ma la ascolto e ci rifletto molto. Spesso la musica finisce in ciò che scrivo (curiosamente, non in “Nora”, ma è un’eccezione). Esploro da anni la musica del novecento: quella colta in particolare, ma anche il jazz meno accomodante e canonico. Dei maggiori conosco praticamente tutto: ora tocca ai minori, che riservano spesso piacevolissime sorprese, e, per amor di completezza, ai minimi.
15. Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Scrivere ancora, in piena libertà.
(Si tratta della conclusione dell'intervista rilasciata a Rossella Saluzzo, risalente agli inizi del 2008 e mai pubblicata)

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